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6 Novembre 2020
16:00

Un bambino su sette non ha cibo sufficiente e adeguato: l’insicurezza alimentare purtroppo esiste anche in Italia

È la fotografia di un'importante fetta del nostro paese che emerge da uno studio dell'Università Cattolica, pubblicato sulla rivista internazionale Food Security. Tra i dati ottenuti, anche la tendenza di molte famiglie a sopperire alla scarsità economica preferendo cibi poco costosi e quindi di scarsa qualità.

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Un bambino su sette non ha cibo sufficiente e adeguato: l’insicurezza alimentare purtroppo esiste anche in Italia
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Quando senti parlare di sicurezza alimentare devi pensare a un mondo o un paese in cui cui ogni persona può accedere fisicamente e soprattutto economicamente a del cibo considerato sicuro e sufficiente per soddisfare tutte le esigenze nutrizionali e per avere, in sostanza, una vita attiva e sana. Uno studio condotto dal gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze della Vita e Sanità Pubblica dell'Università Cattolica ha invece fotografato un’Italia diversa. I ricercatori descrivono un paese in cui 1 bambino su 7 vive nell’insicurezza alimentare e in cui molte famiglie, per necessità, scelgono l’alimentazione più economica e non quella più sana. Dalle rivista Food Security, emerge un’ampia fascia di popolazione tra 1 e 11 anni a forte rischio di problemi della di salute, relazionali e psicomotorie.

Lo studio

Lo studio dei ricercatori dell’Università Cattolica ha preso in esame un campione di 573 bambini proveniente da 6 macro aree: Milano, Roma, Jesi, Caserta, Brindisi, Lecce e Palermo. I bambini avevano un’età compresa tra 1 e 11 anni, erano tutti nati in Italia da genitori italiani e sono stati seguiti tra il 2017 e il 2018.

I risultati

Come avrai intuito dalle prime righe con cui ti ho presentato lo studio, i dati emersi hanno dipinto una quadro non troppo piacevole: l’insicurezza alimentare, quindi l’impossibilità di avere a disposizione una quantità di cibo giusta, sufficiente e sana, purtroppo è largamente diffusa.

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Dalle stime dei ricercatori è emerso che ogni 7 bambini, uno vive in condizioni di insicurezza alimentare. Significa che la famiglia non sempre è in grado di permettersi, ed è una parola pesante, di mangiare pasti sani e nutrizionalmente equilibrati. Questo perché per sopperire alla scarsità economica i genitori si rifugiano nel cibo a basso costo che, troppo spesso, pecca di poca qualità.

Non solo. Dallo studio si evince anche una disparità “geografica”, nel senso che i bambini che più rischiano di andare incontro all’insicurezza alimentare sono quelli del Sud, appartenenti a famiglie numerose, con genitori giovani, con un livello di istruzione basso e con reddito non troppo alto.

Una sottostima?

Insicurezza alimentare, puoi capirlo, fa purtroppo rima anche con una salute scarsa e precaria. Non poter accedere a cibo sano e di qualità comporta per i bambini la mancanza di tutti i nutrienti di cui hanno bisogno per la crescita e, di conseguenza, un maggior rischio di sviluppare problemi di salute, alla vista, dentali e fisici oltre poi a quelli relazionali o alle difficoltà psicomotorie.

1 bambino su 7 vive nell’insicurezza alimentare e molte famiglie, per necessità, scelgono cibi meno costosi ma meno salutari

Secondo gli autori, sfortunatamente, i dati ottenuti potrebbero anche rappresentare solo una sottostima del problema. Bisogna considerare la possibilità che i genitori, nella compilazione del questionario somministrato dai ricercatori, possano aver edulcorato la propria condizione, nascondendo la verità per vergogna o imbarazzo. In più, considera che tre le macro aree prese in considerazione mancano quelle più delicate, quelle cioè più povere dove l’insicurezza alimentare è già realtà da tempo. Senza contare che la pandemia da Coronavirus ha sicuramente avuto un ruolo, andando a pesare (e non poco) su situazioni già instabili. Motivi in più per cambiare marcia, in fretta.

Fonte | "Prevalence, socio-economic predictors and health correlates of food insecurity among Italian children- findings from a cross-sectional study" pubblicata il 29 ottobre 2020 sulla rivista Food Security

Giornalista fin dalla prima volta che ho dovuto rispondere alla domanda “Cosa vuoi fare da grande”. Sulla carta, sono pubblicista dal 2014, prima ho studiato Lettere a Milano e Comunicazione della Scienza alla Sissa di Trieste, in mezzo ho imparato a correre maratone.  Ho una sola regola, credere nel rispetto di me stesso, degli altri e dell'ambiente in cui ci ritroviamo. E cerco di farlo con il sorriso, sempre. Durante le mie giornate cerco di star dietro alla curiosità galoppante che mi porta a spulciare tra le pagine di scienza e a curiosare tra le novità al cinema, a scartabellare dati e a leggere pigne di libri. È un lavoro difficile ma divertente e soprattutto lungo. Perché si sa, in ognuno di noi c’è sempre una nuova frontiera da scoprire.