Nel mondo Occidentale si spreca troppo cibo. Punto. Lo spreco alimentare è una piaga tanto sociale quanto ecologica, ed è ormai inevitabile cercare tutte le soluzioni per scongiurarlo – dalle scelte personali a quelle legislative.
Questa piccola invenzione, che mette in relazione concetti apparentemente semplici, ha visto la luce proprio allo scopo di contrastare lo spreco alimentare, e in particolare per minimizzare lo spreco partendo dalla base. Il frigorifero.
Quante volte ti è capitato di trovare un limone marcio che compromette tutti gli altri? O di lasciare scadere la verdura senza toccarla? Quanto cibo butti, insomma, ogni settimana?
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Un'azienda di Pordenone ha trovato una soluzione.
Aria pulita, cibi più longevi
Ma facciamo un passo indietro. Quali sono le principali cause di deterioramento degli alimenti all'interno del frigorifero?
L'umidità e i batteri, che compromettono i cibi freschi facendoli marcire e rendendoli non più commestibili. Il freddo aiuta ad allungare i tempi di conservazione, ma non basta.
La soluzione
Paolo Ganis, Vincenzo Vitiello e Alessio D’Andrea, fondatori dell'azienda Vitesy di Pordenone, sono partiti da questo principio e hanno deciso di applicarlo in maniera concreta alla vita quotidiana. Producendo purificatori d'aria, si sono chiesti cosa accadrebbe a posizionare uno di questi purificatori all'interno dei frigoriferi.
La risposta è semplice: abbattendo i batteri e la loro carica, frutta e verdura durano di più. Addirittura, i produttori hanno dichiarato che Shelfy allungherebbe la vita degli ortaggi di circa 12 giorni in più.
Shelfy (che ora è in produzione e che ha lanciato anche una campagna di crowdfunding) è fatto in plastica riciclata, funziona a batteria ricaricabile (della durata di un mese) e va posizionato proprio all'interno del frigorifero, dove grazie a nanomateriali selezionati abbatte i microorganismi che abitano l'ambiente, riducendo anche gli odori del 90%.
Si risparmia e l'ambiente ringrazia
Un dispositivo del genere, quindi, permette sia di risparmiare (evitando di buttare cibo perfettamente buono, ricomprandone altro e alimentando così un circolo vizioso e costoso), sia di pesare meno sull'ambiente.
Il comparto agroalimentare è infatti causa di buona parte dell'inquinamento del suolo e atmosferico, e tagliare gli sprechi significherebbe abbattere molte delle emissioni (si parla del 10%, addirittura), ottimizzando il ciclo produttivo e rendendolo più sostenibile.