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26 Novembre 2024
16:00

Una “finta” plastica che si dissolve nel mare per battere la piaga dell’inquinamento

Ricercatori giapponesi hanno sviluppato un materiale resistente e molto simile alla plastica capace tuttavia di dissolversi completamente una volta a contatto con l’acqua dell’oceano e le sostanze in esso contenute.

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Una “finta” plastica che si dissolve nel mare per battere la piaga dell’inquinamento
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Per visualizzare (parte) del nostro problema con la plastica ti basta seguire quella che, più o meno, è la vita di un rifiuto.

Nella vita di tutti giorni, praticamente tutti noi abbiamo a che fare con questo materiale non biodegradabile: pensa agli imballaggi che avvolgono i cibi, alle bottiglie delle bibite a cui ti aggrappi dopo l’allenamento o alle posate monouso che ancora oggi popolano mense e bar.

Un simile ammasso di plastica, quantificabile in milioni di tonnellate ogni anno, a fine vita si disperde nell’ambiente rimanendo pressoché immutabile per centinaia di anni, ovvero il tempo necessario perché si disintegri e scompaia per sempre.

I pezzi di plastica più grandi, in realtà, a un certo punto si decompongono. La loro, però, non è una bella fine dato che si trasformano in microplastiche, frammenti molto più piccoli e invisibili che ormai sono arrivati ovunque, anche dentro l’organismo umano.

Sia che parliamo di particelle di pochi millimetri sia che ci riferiamo a oggetti grandi come bottiglie, tutta la plastica presente e abbandonata nell’ambiente è destinata a riversarsi nei corsi d’acqua per finire, inesorabilmente, nei mari e negli oceani. Una cascata che giorno dopo giorno alimenta il fenomeno del “marine litter”.

Scienziati e produttori da anni cercano alternative ecologiche alla plastica e ora un gruppo di ricercatori del centro giapponese Riken sembra aver trovato una soluzione. Ovvero un materiale molto simile alla plastica ma capace di dissolversi completamente una volta a contatto con l’acqua dell’oceano.

La ricerca che hanno pubblicato sulla rivista Science descrive infatti un materiale resistente quanto la plastica a cui siamo abituati che, però, si decompone entro poche ore se immersa in acqua o anche in ambienti come il suolo e l'acqua di mare. Tutto senza rilasciare microplastiche.

I legami tra le molecole che lo compongono, infatti, sono reversibili, ma solo in specifiche condizioni: essi si rompono solo quando sono esposti alle sostanze presenti nell’acqua di mare. Basterà?

Giornalista fin dalla prima volta che ho dovuto rispondere alla domanda “Cosa vuoi fare da grande”. Sulla carta, sono pubblicista dal 2014, prima ho studiato Lettere a Milano e Comunicazione della Scienza alla Sissa di Trieste, in mezzo ho imparato a correre maratone.  Ho una sola regola, credere nel rispetto di me stesso, degli altri e dell'ambiente in cui ci ritroviamo. E cerco di farlo con il sorriso, sempre. Durante le mie giornate cerco di star dietro alla curiosità galoppante che mi porta a spulciare tra le pagine di scienza e a curiosare tra le novità al cinema, a scartabellare dati e a leggere pigne di libri. È un lavoro difficile ma divertente e soprattutto lungo. Perché si sa, in ognuno di noi c’è sempre una nuova frontiera da scoprire.