Se volessimo fare una classifica delle scoperte più interessanti che rivoluzioneranno il quotidiano di tutti, uscite nel 2023, potremmo dire con certezza che l'Intelligenza artificiale (IA) è al primo posto. E allora è necessario continuare a fare un'analisi su quanto questa si promette come un'innovazione pulita, a basso costo e sostenibile, ma in realtà non c'è niente di più falso. L'IA non è una tecnologia green, anzi. Secondo un recente documento dell'Università di Washington, la MIT Technology Review, le centinaia di milioni di interrogazioni su ChatGPT possono costare circa 1 gigawattora al giorno, equivalente al consumo energetico di 33mila famiglie statunitensi. E anche solo addestrare un chatbot può far consumare tanta elettricità quanta ne consuma un quartiere in un anno.
E poi un altro studio portato avanti dalla startup AI Hugging Face e dalla Carnegie Mellon University, ha dimostrato il modo di calcolare le emissioni di carbonio causate dall’utilizzo di un modello di intelligenza artificiale.
Quello che ha lasciato più di stucco è che la sola richiesta di generare una foto con l'IA richiede lo stesso consumo energetico che serve per ricaricare al 100% uno smartphone. Se quindi, volendo fare un'ipotesi, si volessero generare 1000 immagini con l'IA, la produzione di CO2 sarebbe di 500g, pari a quella di guidare l’equivalente di 6,6 chilometri di un'utilitaria a benzina. Quindi l'immagine artificiale è il prodotto più energivoro in assoluto per l'IA.
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All'opposto l’utilizzo di un modello di intelligenza artificiale per generare testo richiede un dispendio energetico significativamente inferiore. Creare un testo per 1000 volte consuma solo il 16% della carica completa dello smartphone.
Secondo una recente stima dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, attualmente i data center di tutto il mondo rappresentano tra l'1 e l'1,5% dell'utilizzo di elettricità a livello mondiale, ma tutta la comunità scientifica è concorde con l'affermare che la rapida diffusione di nuove tecnologie farà aumentare in modo significativo l'utilizzo di energia nel settore.
E proprio per questo motivo le ricercatrici dello studio sull'immagine artificiale, Alexandra Sasha Luccioni e Yacine Jernite, indicano che bisogna "essere trasparenti riguardo alla natura e alle conseguenze dei loro modelli, per consentire una migliore comprensione dei loro impatti ambientali".