Vicenza, stop all’abbattimento di visoni (ma ci è voluto il pretesto dell’amianto)

È stata sospesa l’attività nell’allevamento di visoni a Lusiana Conco, uno dei più grandi d’Italia. Il motivo? No, non è la crudeltà. La ragione della chiusura sta nel fatto che, dopo una segnalazione dell’associazione Essere Animali, è stata riscontrata la presenza di amianto sulle tettoie dei capannoni e l’allevatore non ha provveduto a rimuoverlo.
Federico Turrisi 3 dicembre 2019

Una buona notizia, a metà. È vero, non è più attivo uno degli allevamenti di visoni più grandi sul territorio nazionale, quello di Lusiana Conco, sull'altopiano di Asiago (in provincia di Vicenza); però è stato necessario appigliarsi a una mancata bonifica dell'area, contaminata da amianto, per arrivare alla chiusura di un centro dove venivano uccisi migliaia di animali da pellicce.

Tutto è nato dall'intraprendenza dell'associazione animalista Essere Animali che nel 2015 segnala al Comune di Lusiana Conco e all'unità sanitaria locale competente la presenza di amianto sulle tettoie dei numerosi capannoni dove sono rinchiusi i visoni. L'Asl risponde all'associazione l'anno successivo e dopo una valutazione dello stato degli edifici intima all'allevatore di provvedere alla bonifica degli stabili entro tre anni. In sostanza, entro il 2019 doveva essere rimosso tutto l'amianto. E ciò non è accaduto.

"Abbiamo deciso di diffondere adesso la notizia visto che ormai è scaduto il termine. L'atto di cessazione definitiva dell'attività ancora non c'è, ma è evidente che l'allevatore non ha voluto sostenere una spesa così importante (senza contare la crisi economica che sta attraversando un settore come quello delle pellicce) per lo smaltimento dell'amianto e ha dunque deciso di sospendere l'attività. È quasi scontato che non la riaprirà più", spiega il portavoce dell'associazione Simone Montuschi.

Nell'allevamento di Lusiana Conco erano presenti 30 mila visoni

In realtà le gabbie erano vuote già da marzo del 2018. Che cosa è successo? "Molto probabilmente, quando ha capito che non avrebbe sostenuto i costi della bonifica e avrebbe abbandonato i capannoni, l'allevatore ha portato tutti gli animali a fine ciclo", prosegue Montuschi. Cioè, in altre parole, i visoni sono stati tutti uccisi. Secondo Essere Animali, nel maxi allevamento di Lusiana Conco si "lavoravano" almeno 30 mila esemplari.

"Un fatto che ci rattrista moltissimo. Noi chiaramente vorremmo che gli animali fossero liberi. I visoni sono animali selvatici, ma in questo caso sono nati in cattività. L'unico modo per non ucciderli sarebbe stato trovare un'associazione animalista o un rifugio che si prendesse in carico decine di migliaia di visoni da tenere in un luogo idoneo. Il recupero di questi animali è molto complicato. Quanto meno, il risultato ottenuto è che non se ne uccideranno altri in futuro a Lusiana Conco".

Nel nostro paese gli allevamenti di animali da pelliccia sono ancora una ventina e cinque quelli che hanno chiuso negli ultimi anni. In alcuni stati europei, influenzati anche dalla crescente sensibilità animalista dei consumatori, le regole sono così rigide da far scoraggiare una simile attività. In California è stato approvato un provvedimento che vieta la produzione e la vendita di pellicce animali a partire dal 2023. Quando una legge anche in Italia?