Youth4Climate a Milano, ecco cosa hanno detto Greta Thunberg e Vanessa Nakate nei loro discorsi

Molto toccanti e appassionati gli interventi di Greta Thunberg e Vanessa Nakate sul palco della Fiera di Milano dove è stata inaugurata ieri la prima giornata di Youth4Climate, incontro con 400 giovani organizzato in vista della PreCOP26, evento preparatorio della Cop26 (che si terrà a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre).
Valentina Rorato 29 Settembre 2021

Sono arrivati a Milano 400 giovani attivitisti da tutto il mondo per parlare di clima e ambiente in occasione del Youth4Climate: driving ambition, in corso da ieri fino al 30 settembre. Non è un semplice raduno, è un vero e proprio meeting internazionale per riportare l’attenzione pubblica e quella politica sull’unico grande tema che può salvare il Pianeta e i suoi abitanti: come ridurre l’inquinamento? Cosa possono fare i governi per fermare la crisi climatica? Domande, risposte e soprattutto fiducia nel futuro. Perché i ragazzi sono così, si rendono realmente conto di quanto sia a rischio il loro avvenire, ma hanno comunque deciso di crederci e di fare di tutto per salvarlo.

Ieri sono stati due gli interventi che hanno molto emozionato: quello di Vanessa Nakate, attivista di Fridays for Future Uganda, che ha descritto, con passione e preoccupazione, la situazione e la sofferenza del suo paese. E quello di Greta Thunberg, che ha attaccato i politici, sostenendo che sanno “produrre” solo belle parole, che però non traducono mai in fatti concreti. E ha invocato la giustizia climatica e quella sociale.

Il discorso completo di Vanessa Nakate allo Youth4Climate

"Molti dei miei amici mi hanno chiesto come mi sento. Ad essere onesta, mi sento molto nervosa e soprattutto emozionata. Settimana scorsa, mi trovavo con altri attivisti e camminavamo in città. Abbiamo visto un veicolo della polizia e di solito questo significa che è successo qualcosa di brutto.

Ho chiesto alla mia amica se ci potessimo allontanare, ma lei era curiosa. Ha insistito per passare e poi mi ha detto: ha visto il corpo di una persona. C’era anche un altro gruppo di persone era alla ricerca di altri corpi. È successo dopo un forte temporale. Quando sono andata a casa, ho scoperto che anche mia mamma era lì mentre pioveva forte. Mi ha detto che una delle persone che è stata portata via dalle inondazioni, stava cercando di proteggere la propria merce dall’acqua, dal temporale.

Quindi buongiorno, mi chiamo Vanessa Nakate e vivo a Kampala, in Uganda, un paese che è uno dei più esposti ai cambiamenti climatici. Negli ultimi anni ho assistito sempre di più all’impatto della crisi climatica sul continente. È assurdo perché l’Africa emette meno CO2 di tutti i continenti, escludendo l’Antartide.

Storicamente l’Africa è responsabile solo del 3 per cento delle emissioni globali, eppure subisce gli impatti più forti della crisi: uragani sempre più forti, inondazioni devastanti, siccità.

Le persone stanno morendo, ma tante altre hanno perso i loro beni di sostentamento. La siccità e le inondazioni hanno lasciato alle persone solo dolore, agonia, sofferenza, fame e morte.

Una relazione recente della Banca mondiale ha detto che potremmo arrivare a 86 milioni di persone sfollate nell’africa subsahariana a causa dell’aumento del livello dei mari, della desertificazione, del calo dell’acqua dolce e di scarsità alimentare. Negli ultimi mesi ci sono state ondate di caldo mortali e incendi in Algeria, inondazioni devastanti in Nigeria. L’Onu ha dichiarato che il Madagascar sta soffrendo la fame a causa dei cambiamenti climatici. Decine di migliaia di persone stanno soffrendo livelli catastrofici di fame e insicurezza alimentare dopo quattro anni senza precipitazioni.

Chi pagherà per il Madagascar?

Non succede solo nel continente africano. L’uragano Irma, Maria, Dorian e Harold hanno reso alcune isole caraibiche e del pacifico inabitabili.

Sei milioni di bengalesi hanno dovuto lasciare le proprie case a causa dei cambiamenti climatici. Entro il 2050, il 70 per cento delle coste del paese scomparirà sommerso dall’acqua, creando circa 40 milioni di rifugiati climatici.

La Iucn ha recentemente annunciato che oltre 38mila specie sono incluse nella lista rossa, che rappresenta l’elenco più completo delle specie che rischiano l’estinzione. Chi pagherà per le isole che perderemo ai Caraibi e nel Pacifico? Chi pagherà per le comunità che dovranno abbandonare la costa bengalese.

Chi pagherà per migliaia di specie estinte che verranno dimenticate? Per quanto dovremo piangere? Per quanto dovremo assistere all’estinzione degli animali? Per quanto i bambini saranno costretti a sposarsi perché le loro famiglie hanno perso tutto nella crisi climatica? Per quanto i bambini dovranno andare a letto affamati perché l’acqua ha portato via tutto, perché i campi sono secchi a causa delle condizioni estreme? Per quanto tempo li guarderemo morire di fame, durante la siccità. O mentre cercano di respirare, durante le alluvioni? Come fanno i leader a guardare quello che succede e non fare niente per fermarlo? I nostri leader si sono persi e il Pianeta è danneggiato".

Il discorso di Greta Thunberg allo Youth4Climate

"I cambiamenti climatici non sono solo una minaccia, ma un’opportunità per creare un Pianeta più verde e più sano. I nostri leader difettano di azione, e lo fanno intenzionalmente. La crisi climatica è sintomo di una crisi di più ampio respiro, la crisi sociale della ineguaglianza, che viene dal colonialismo. Una crisi che nasce dall'idea che alcune persone valgono più di altre. Stiamo andando velocemente nella direzione sbagliata: i nostri leader non agiscono volutamente, e questo è un tradimento.  Fanno finta di avere ambizioni contro i cambiamenti climatici, ma aprono miniere sfruttando risorse senza aumentare risorse. Selezionano giovani come noi facendo finta di ascoltarci, ma non è vero, non ci stanno ascoltando.

Dobbiamo trovare una transizione senza traumi, perché non c'è un piano B. Sentiamo dai nostri leader parole, parole altisonanti che non sono diventate niente.  Ricostruiamo. Bla, bla, bla. Economia verde. Bla bla bla. Zero emissioni entro il 2050. Blah, blah, blah. Questo è tutto ciò che sentiamo dai nostri cosiddetti leader. Parole che suonano alla grande ma finora non hanno portato all'azione. Le nostre speranze e ambizioni affogano nelle loro vuote promesse. Basta “blablabla”, sono 30 anni che sentiamo chiacchierare e dove siamo?

Il cambiamento è possibile, urgente, ma non dobbiamo continuare così: dicono che vogliono delle soluzioni, ma non si può affrontare una crisi che non si conosce, non si può equilibrare o bilanciare se non consideriamo il passato delle emissioni storiche, il consumo delle merci.

Le emissioni continuano ad aumentare, possiamo invertire questa tendenza, ma serviranno soluzioni drastiche. E dato che non abbiamo soluzioni tecnologiche, vuol dire che dovremo cambiare noi. Non possiamo più permettere al potere di decidere cosa sia la speranza: la speranza non è un qualcosa di passivo, vuol dire la verità, vuol dire agire. E la speranza viene sempre dalla gente. Noi vogliamo giustizia climatica, e la vogliamo ora.

Cosa vogliamo? Giustizia climatica!

E quando la vogliamo? Ora!"

Foto | Fridays For Future Milano