Allergie ai pollini tutto l’anno a causa del cambiamento climatico: l’allarme dei medici

Le allergie primaverili arrivano in anticipo e quelle estive durano tutto l’autunno: la stagione dei pollini potrebbe abbracciare tutti i 12 mesi nei prossimi decenni, a causa del riscaldamento globale. Il risultato? Sintomi peggiori e più persistenti per oltre 10 milioni di italiani.
Valentina Rorato 23 Ottobre 2022
* ultima modifica il 23/10/2022

Il cambiamento climatico si ripercuote quotidianamente sulle nostre vite, talvolta in modo silenzioso, talvolta in modo più evidente. Purtroppo, quando si parla di clima, non si parla solo di fenomeni meteorologici avversi o disastri naturali, come il crollo di una parete della Marmolada, ma di una condizione che danneggia l’ambiente e di conseguenza la salute dell’uomo. In che modo? Il cambiamento climatico pare sia colpevole anche di un fenomeno che potrebbe pesare sulla vita di oltre 10 milioni di italiani: con il riscaldamento globale diventa concreto il rischio che le allergie da pollini persistano per tutto l'anno, con sintomi peggiori e più duraturi.

L’allarme è stato lanciato durante il congresso della Società Italiana di Allergologia, Asma, e Immunologia Clinica (SIAAIC) in corso a Verona, che si è concluso proprio questa settimana. E proprio in questa occasione gli esperti hanno spiegato che i cambiamenti climatici hanno causato un progressivo allungamento e aggravamento delle pollinosi che oggi tendono ad abbracciare nella loro durata l'intero arco dei 12 mesi. In pochi decenni, si potrebbe verificare un aumento del 200% della quantità totale di pollini rilasciata dalle piante.

“L‘aumento delle temperature sta determinando la diffusione anche in autunno di pollini di varie specie che concentrano la fioritura tra la primavera e l'estate, con un rilascio di carico pollinico sempre più abbondante. A questo si aggiungono fioriture primaverili anticipate e pollinazioni invernali prolungate, come dimostra uno studio pubblicato su Nature Communications, secondo cui in pochi decenni la stagione critica per le allergie, inizierà fino a quaranta giorni prima in primavera e si prolungherà di tre settimane in autunno. Proprio i cambiamenti climatici hanno cioè stravolto il calendario dei pollini anche determinando la diffusione di allergeni ‘fuori stagione‘”, ha spiegato Gianenrico Senna, presidente SIAAIC e professore di Malattie Respiratorie all'Università di Verona

Per fare degli esempi concreti. Gli esperti hanno verificato che la parietaria, in Italia e in tutto il Mediterraneo, e l'ambrosia, nel Nord Italia e in tutto il Centro Europa, mostrano un allungamento della loro stagione di pollinazione. In particolare, a causa dell'aumento delle temperature, la parietaria rimane quasi tutto l'anno e continua a liberare polline fino a tutto settembre e ottobre. L'ambrosia, invece, comincia a fiorire a luglio e, complice il caldo, continua anche in autunno: "Questo comporta che le stagioni dei pollini delle diverse piante sono destinate sempre più ad emergere in contemporanea: se una volta si iniziava ad esempio con i pollini di cipresso e solo in un secondo momento arrivava la betulla, in futuro le ondate di pollini avverranno contemporaneamente nelle stesse settimane", spiega Senna.

Che cosa si può fare? "Se non ci decideremo a dare un taglio drastico alle emissioni di CO2, entro pochi decenni registreremo un aumento del 200% nella quantità totale di pollini rilasciata dalle piante. E' ormai innegabile che i cambiamenti climatici -stanno avendo effetti non solo sulla durata delle malattie allergiche da pollini ma anche sulla loro intensità".

Fonte | Projected climate-driven changes in pollen emission season length and magnitude over the continental United States pubblicato su Nature il 15 marzo 2022.

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