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16 Dicembre 2021
10:30

C’è talmente tanta plastica dispersa nell’ambiente che alcuni batteri si evolvono per mangiarla

È questa la conclusione alla quale sono arrivati i ricercatori dell'Università di tecnologia Chalmers (Svezia) dopo aver analizzato i campioni di Dna ambientale prelevati da decine di siti in tutto il mondo: sono stati individuati oltre 30mila nuovi enzimi in grado di degradare dieci differenti tipologie di plastica.

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C’è talmente tanta plastica dispersa nell’ambiente che alcuni batteri si evolvono per mangiarla
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L'inquinamento da plastica non risparmia alcun angolo del globo, dal monte Everest agli abissi dell'oceano Pacifico. I danni all'ambiente dovuti alla dispersione di rifiuti di plastica sono enormi, lo dovremmo ormai sapere bene. Quello che invece è meno noto è che ci sono elementi naturali che stanno rispondendo alla crescente pressione esercitata da questo "ospite sgradito", chiamiamolo così. In particolare, sembra che stia aumentando il numero di batteri in grado di "nutrirsi" della plastica, o meglio che riescono a sviluppare enzimi per scomporre i materiali plastici in certe condizioni.

È quanto emerge da un interessante studio apparso sulla rivista Microbial Ecology e condotto da un gruppo di ricercatori della Chalmers University of Technology, che ha sede a Göteborg (in Svezia). Di nuovi enzimi, capaci di degradare una decina di tipologie differenti di plastica, ne sono stati trovati più di 30 mila. Per arrivare a questa scoperta gli esperti hanno analizzato più di 200 milioni di geni contenuti nei campioni di Dna ambientale prelevati da 236 diverse località in tutto il mondo. Parliamo di siti sia terrestri sia marini, e quindi di habitat profondamente diversi.

Ebbene, gli scienziati hanno notato che un organismo su quattro ha sviluppato enzimi adatti alla degradazione della plastica. Ma la loro distribuzione per il globo non era omogenea nei vari ecosistemi, bensì mutava (anche in maniera rilevante) da un'area all’altra in base al grado più basso o più elevato di inquinamento ambientale. L'aumento del potenziale relativo alla degradazione della plastica da parte dei microbi rappresenterebbe dunque, secondo i ricercatori, una risposta evolutiva di questi microrganismi alla presenza sempre più massiccia di plastica nell’ambiente.

Il passo successivo? "Testare i candidati enzimatici più promettenti in laboratorio per indagare da vicino le loro proprietà e il tasso di degradazione della plastica che possono raggiungere", spiega Aleksej Zelezniak, professore di biologia dei sistemi alla Chalmers University of Technology. "Da lì si potrebbero progettare comunità microbiche con funzioni di degradazione mirate per specifici tipi di polimeri". Magari quelli più difficili da riciclare. Insomma, in un futuro non troppo lontano questi minuscoli esseri potrebbero esserci utili nel contrasto a quella vera e propria crisi globale che è, per l'appunto, l'inquinamento da plastica.

Fonte | "Plastic-Degrading Potential across the Global Microbiome Correlates with Recent Pollution Trends" pubblicato su Microbial Ecology il 26 ottobre 2021.

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.