Chi è Roberto Cingolani, il nuovo ministro della transizione ecologica del governo Draghi

Fisico di fama internazionale, Roberto Cingolani è stato a lungo presidente dell’Istituto Italiano di Tecnologia prima di approdare nel 2019 a Leonardo come responsabile dell’innovazione tecnologica. Si è imposto tra i principali esperti di intelligenza artificiale e nanotecnologie, ora sarà a capo del nuovo ministero che sostuisce il ministero dell’Ambiente, assumendo in più le competenze in materia energetica.
Federico Turrisi 15 Febbraio 2021

La scorsa settimana, durante l'incontro con le principali associazioni ambientaliste, il nuovo Presidente del Consiglio Mario Draghi aveva promesso che nel suo governo ci sarebbe stato un Ministero della transizione ecologica. Detto, fatto. Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare si appresta dunque a cambiare denominazione in Ministero per la Transizione ecologica, assorbendo le competenze in materia energetica allo Stato attribuite ad altri ministeri.

Alla guida del nuovo dicastero ci sarà un tecnico, Roberto Cingolani, che l'altro ieri ha giurato al Quirinale insieme a tutti gli altri ministri del governo Draghi. Classe 1961, milanese di nascita ma cresciuto a Bari (dove si è laureato in Fisica), Cingolani è uno dei più importanti scienziati italiani. Dopo aver conseguito un dottorato, sempre in Fisica, alla Scuola Normale Superiore di Pisa, ha collaborato nel corso della sua carriera con prestigiosi centri di ricerca stranieri, tra cui il Max Planck Institut di Stoccarda, in Germania (dove ha lavorato sotto la guida del premio Nobel Klaus von Klitzing), l'Institute of Industrial Sciences della Tokyo University, in Giappone, e la Virginia Commonwealth University negli Stati Uniti.

Nel 2000 è stato nominato professore ordinario di Fisica Sperimentale all'Università di Lecce, e nel 2001 ha fondato e diretto il National Nanotechnology Laboratory dell'Istituto Nazionale di Fisica della Materia nella città salentina. Cingolani è stato soprattutto uno dei fondatori dell'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova nel 2005 e ne è stato direttore scientifico fino al 2019, quando è entrato come Chief Technology & Innovation Officer in Leonardo, l’azienda italiana gestita in maggioranza dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e che opera nei settori dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza.

Segnaliamo infine che Cingolani, in qualità di direttore dell'Iit, ha collaborato alla progettazione dell'Human Technopole nell’ex area Expo di Milano, e poi, nell’aprile 2020, è stato scelto per fare parte del comitato di esperti in materia economica e sociale presieduto da Vittorio Colao, nuovo ministro per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale del governo Draghi.

Le reazioni

Auguri di buon lavoro al nuovo Esecutivo e a tutti i ministri impegnati nella ripartenza green del Paese, a partire da quello della Transizione ecologica Roberto Cingolani", sono state le parole del presidente di Legambiente Stefano Ciafani. "Il nostro auspicio è che questo ministero con le nuove competenze sui temi energetici possa cambiare passo sulla decarbonizzazione dell’economia del Paese, seguendo la rotta green indicata dall’Europa".

Tuttavia, la nomina di Cingolani a ministro della transizione ecologica ha suscitato anche non poche perplessità da parte di alcune (non tutte) associazioni ambientaliste, che forse si aspettavano una figura diversa a capo del nuovo dicastero. Su tutte Greenpeace Italia che, attraverso le parole del suo direttore generale Giuseppe Onufrio, critica alcune dichiarazioni sulle rinnovabili rilasciate da Cingolani un anno fa in un'intervista del magazine del colosso energetico italiano Eni. Il neoministro della transizione ecologica avea infatti affermato che "in questo momento il gas è uno dei mali minori", ponendo poi l'accento sui costi elevati del fotovoltaico e sui diversi veti posti sul nucleare in Italia. Non proprio musica per le orecchie degli ambientalisti.