Direttiva Ue sulla plastica monouso, in Italia divampa la polemica

Il ministro della transizione ecologica l’ha definita “assurda”, mentre gli industriali italiani sono in fermento perché temono di essere penalizzati dalla direttiva europea (che dovrà essere recepita dal nostro Paese entro il 3 luglio). Le associazioni ambientaliste premono: “Sulla lotta contro l’usa e getta non si torna più indietro”.
Federico Turrisi 4 Giugno 2021

L'Unione Europea vuole dire basta ad alcuni articoli in plastica usa e in getta per difendere l'ambiente e favorire un modello di economia circolare. Tutti felici e contenti? Non proprio. La pubblicazione delle linee guida da parte della Commissione Europea per l'applicazione della direttiva Sup (Single Use Plastics) nei vari Paesi membri lo scorso 31 maggio ha aperto un acceso dibattito in Italia. Il fatto che verrebbero colpite dalla misura anche le plastiche biodegradabili e i prodotti in carta con una piccola percentuale di plastica ha fatto storcere il naso alle aziende italiane del settore.

Di questa normativa europea si parla da più di due anni, e una domanda sorge spontanea: possibile che solo adesso vengano sollevate tutte queste perplessità? Sta di fatto che la scorsa settimana il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha ventilato l'ipotesi di una riserva sull’entrata in vigore della direttiva per l’Italia per salvaguardare l'occupazione.

Le parole del ministro Cingolani

Non ha usato mezzi termini il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani. Martedì scorso, in occasione di un webinar sulla rivoluzione verde, ha definito la direttiva "assurda". Il motivo? "L'Europa ha dato una definizione di plastica stranissima, e cioè che va bene solo quella riciclabile. Tutte le altre, anche se sono biodegradabili o sono additivate di qualcosa, no. E a noi questo non può andare bene", ha spiegato il ministro. "Allo stesso tempo la Ue sta finanziando grandi progetti europei per sviluppare plastiche biodegradabili. Anche a livello continentale ci sono segnali contrastanti, che vanno chiariti. La nostra comunità scientifica ha una leadership a livello mondiale sullo sviluppo di materiali biodegradabili, ma in questo momento non sono utilizzabili dall’industria, perché c’è una direttiva europea nuova e assurda".

Confindustria

Ha espresso forti preoccupazioni sulla direttiva europea anche Confindustria. "L'impropria, ingiustificata e sproporzionata applicazione della direttiva potrebbe sottoporre l’industria italiana ed europea a un’interpretazione giuridicamente infondata, del tutto inaccettabile per gli interessi nazionali", ha dichiarato il presidente Carlo Bonomi, che ha chiesto a Paolo Gentiloni, commissario europeo per l'economia, di apporre una riserva formale al testo della direttiva. "Spero che questo venga fatto perché altrimenti sarebbe un danno enorme per l'industria italiana", ha affermato. Secondo il presidente di Confindustria, senza un ripensamento della direttiva europea contro la plastica monouso, "si uccide la manifattura".

Legambiente

Sulle polemiche relative al recepimento della direttiva sulla plastica monouso in Italia è intervenuto anche Stefano Ciafani, presidente di Legambiente: "Lo schema di decreto legislativo del Ministero della transizione ecologica per recepire la direttiva Sup va nella giusta direzione e riconosce all’Italia la leadership internazionale su bioeconomia, produzione di plastiche compostabili, raccolta differenziata dell’umido domestico e filiera industriale del compostaggio. Riteniamo invece fortemente sbagliata l’impostazione sulle bioplastiche compostabili delle linee guida emanate nei giorni scorsi dalla Commissione europea, che invece farebbe bene a seguire il modello italiano che ha permesso di ridurre i sacchetti per l’asporto merci di quasi il 60% dopo il bando entrato in vigore circa 10 anni fa".

Secondo l'associazione ambientalista, il decreto andrebbe comunque migliorato in alcune parti. Se viene condivisa la deroga per i prodotti biodegradabili e compostabili (che possono essere considerati una valida alternativa laddove non sia possibile eliminare i prodotti monouso), il Cigno Verde chiede che venga inserita un’etichettatura specifica indicandone la compostabilità e le informazioni sul corretto smaltimento. Legambiente è invece contraria a considerare la deroga per i prodotti a base di carta con sottili o sottilissimi rivestimenti in plastica tradizionale. Anche in questo caso viene indicata come possibile alternativa, già presente sul mercato, l'utilizzo di film in bioplastica compostabile.

"Occorre combattere lo strapotere dell’usa e getta in plastica, puntando con decisione ad una loro drastica riduzione, i danni causati dalla loro dispersione nell’ambiente e promuovere una filiera industriale che sta riconvertendo diversi impianti produttivi nei poli chimici in via di dismissione in tutto il Paese. Non c’è alcun motivo per rimandare questa nuova rivoluzione contro il marine litter e per la riconversione ecologica della chimica del nostro paese", conclude Ciafani.