Extinction Rebellion: il coordinatore italiano Marco Bertaglia racconta la disobbedienza civile ambientalista

Un movimento nato a Londra che si sta propagando in tutto il mondo. Extinction Rebellion si basa sul principio della disobbedienza civile in una prospettiva di totale non violenza. Il ricercatore Marco Bertaglia, coordinatore della sezione italiana del movimento, racconta cos’è davvero Extinction Rebellion e in che modo si farà sentire per cambiare le cose.
Sara Del Dot 24 Maggio 2019

Uomini e donne di tutte le età, accademici e ricercatori ma anche studenti, pensionati, impiegati, famiglie. Tutti insieme, nelle piazze, per gridare contro l’indifferenza delle istituzioni nei confronti della deriva ambientale a cui stiamo andando incontro, per protestare a favore di un cambiamento vero, basato su informazione e partecipazione collettiva. Tutto questo seguendo il principio della disobbedienza civile ma senza mai e poi mai lasciare spazio alla violenza.

Extincion Rebellion, il nuovo movimento ambientalista che da qualche settimana sta facendo parlare di sé, è proprio questo. Un insieme eterogeneo di individui, di cittadini, che hanno a cuore il luogo in cui vivono e non hanno intenzione di permettere che venga distrutto a causa di politiche troppo permissive e troppo poco partecipative. Un movimento che in Inghilterra ha già riscosso risultati rilevanti dal punto di vista del dialogo con le istituzioni, al punto da ottenere il riconoscimento dell’emergenza climatica e ambientale da parte del Governo inglese.

Anche in Italia, però, Extinction Rebellion sta iniziando ad attirare l’attenzione. Le bandiere colorate in cui capeggia la X all’interno di un cerchio nero cominciano ad apparire nelle piazze, a essere riconosciute, a venire associate alle lotte ambientali. A portare qui questa nuova forma di lotta, che si esercita creando disagio in modo assolutamente non violento, è stato Marco Bertaglia, ricercatore, che da sempre adotta posizioni radicali per quanto riguarda la difesa dell’ambiente e la necessità di intervenire al più presto su scala mondiale. Marco si occupa di agroecologia e suolo, ma anche di biodiversità e cambiamenti climatici. Del problema ambiente, ha una visione globale e sistemica. Per risolverlo, vuole coinvolgere più persone possibili facendo in modo che i cittadini vengano ascoltati. E presi davvero in considerazione.

Marco, perché ti sei avvicinato al movimento Extinction Rebellion?

Una mattina di alcuni mesi fa, era il primo novembre 2018, mi sono svegliato e ho trovato su The Guardian un articolo che parlava di questo nuovo movimento, Extinction Rebellion. Era esattamente ciò che aspettavo da tutta la vita. Un movimento che coniugava approccio scientifico a un’idea di nonviolenza attiva, tutto in un’ottica di difesa dell’ambiente. Questa scoperta per me ha rappresentato una sorta di rivelazione di ciò davvero era necessario fare. Così, mi sono avvicinato a loro. Ho fatto degli incontri, ho partecipato alla prima giornata di ribellione il 17 novembre a Londra. Allora ero l’unico italiano e ho pensato subito che avrei voluto realizzare qualcosa di simile anche nel mio Paese. Oggi, qui, il movimento è cresciuto e cresce tuttora, siamo due coordinatori nazionali, ci sono gruppi attivi a Roma, Bologna, Torino e in Veneto e altri si stanno costituendo. L’approccio di Extinction Rebellion mi ha colpito molto, perché affronta il problema alla radice, senza concentrarsi su un singolo sintomo, mentre ci sono altri movimenti ambientalisti che si focalizzano unicamente sul problema “clima”, che è ovviamente molto importante ma non è l’unico punto su cui dobbiamo concentrarci. Altrettanto grave è la perdita di biodiversità. Inoltre, apprezzo molto il concetto di disobbedienza civile, una modalità di lotta pacifica eppure efficace, che coinvolge la cittadinanza. Infine, Extinction Rebellion punta a far costituire delle assemblee cittadine con potere reale per mettere in pratica processi decisionali basati su un’idea di democrazia più partecipata, più interattiva, che non lasci il potere di scegliere soltanto ai pochi eletti, ma che apra le porte anche agli altri.

Cosa intendi per disobbedienza civile?

La disobbedienza civile si esplica nella violazione delle leggi. Un esempio a cui è possibile fare riferimento in questo senso può essere rappresentato dalle lotte per i diritti civili come quelle di Martin Luther King e Rosa Parks, quando violavano le norme imposte alle persone di colore per imporre i propri diritti. Naturalmente quello di XR è un altro genere di approccio, ma possiamo comunque mettere in pratica azioni disturbanti come hanno fatto a Londra, dove per una settimana intera gli attivisti hanno bloccato il traffico impedendo il normale svolgimento delle azioni quotidiane.

Extinction Rebellion si impone come movimento assolutamente rispettoso sia nel modo di porsi che nel dialogo.

L’idea è principalmente quella di creare un disturbo economico, frapponendosi al normale funzionamento della società. Quello che vogliamo fare è far sentire il nostro “no” mettendoci in mezzo, bloccando la quotidianità urbana per creare una crisi politica. Perché se iniziamo a essere mille, duemila persone a violare la legge in nome di una causa, il Governo può trovarsi costretto a riconoscere di non poter andare avanti così. Soprattutto perché noi siamo assolutamente pacifici.

Quindi le vostre azioni saranno sempre pacifiche? In qualunque circostanza?

Il movimento è pacifico e lo sarà sempre, qualunque sia il risvolto che la reazione alle nostre manifestazioni prenderà. Extinction Rebellion si impone come movimento assolutamente rispettoso sia nel modo di porsi che nel modo di dialogare con chiunque, che sia il Governo, la polizia, i cittadini. Si tratta di un approccio pragmatico, anche perché tra i fondatori del movimento ci sono alcune persone che per anni hanno studiato i movimenti nonviolenti, riscontrando scientificamente che sono stati molto più efficaci rispetto a quelli più “riottosi”. Per questa ragione, stiamo organizzando diversi eventi formativi per spiegare e insegnare come si mette in pratica la disobbedienza civile non violenta.

Extinction Rebellion chiede principalmente tre cose: verità, azione immediata e una nuova politica.

È indispensabile impararla ed esercitarla, anche perché nelle nostre azioni può succedere che la gente ad esempio si arrabbi o che la polizia venga a rimuoverci in modo anche coatto. Anche in quel caso, noi non dovremo reagire mai. Sicuramente implementeremo continuamente questo tipo di formazione, e ogni volta che sarà possibile cercheremo di sottolineare sempre questa caratteristica fondamentale del movimento.

Credo che un approccio di questo genere possa portare dei risultati concreti come è accaduto a Londra?

Certo, può succedere, ma non per forza deve essere facile. Bisogna essere in grado di adattare le tattiche pur mantenendo sempre le stesse strategie, bisogna essere pronti a determinati sacrifici quali possono essere prendersi una manganellata o venire arrestati. Ma la nostra forza deve essere proprio quella di restare sempre in una prospettiva di nonviolenza, per quanto riguarda le azioni ma anche il linguaggio, senza escalation e senza insulti. Dobbiamo cercare di uscire anche da questa tendenza verbale un po’ riottosa che ci caratterizza. Se riusciremo a farlo, anche qui in Italia potremo fare la differenza. Non dico sarà facile, anche perché attorno a noi non ci sono esempi rassicuranti. Ma se riuscissimo a crescere in numero e a diventare migliaia, sono certo che potremmo davvero fare la differenza. 

Che cosa chiede, quindi, Extinction Rebellion?

Il movimento Extinction Rebellion chiede principalmente tre cose: verità, azione immediata e una nuova politica. Nello specifico, vogliamo che venga dichiarata l’emergenza climatica ed ecologica, vogliamo che i governi lavorino con i media e anche con il pubblico per riuscire a cambiare davvero le cose. Perché una volta dichiarata l’emergenza, sarà necessario agire di conseguenza, ad esempio smettendo di detassare il cherosene per l’aviazione o di dare finanziamenti ai combustibili fossili. C’è bisogno di dire la verità e di agire di conseguenza. In secondo luogo, chiediamo che le emissioni vengano portate allo zero netto entro il 2025, ma anche che si fermi la distruzione degli ecosistemi, che la deforestazione tropicale venga bloccata subito, intervenendo ad esempio sulla produzione di mangimi da allevamento, proibendone l'importazione. Infine, chiediamo che vengano costituite delle assemblee cittadine, perché siamo convinti che nessuno possa calare tutte le azioni dall’alto. Come movimento, vorremmo creare una nuova politica, basata sulla partecipazione dei cittadini attraverso le assemblee per dare potere anche alle persone e non ai soli eletti.