Greenpeace contro gli allevamenti intensivi: “Sono i responsabili del 17% dei gas serra emessi nell’Ue”

Ogni anno gli allevamenti europei rilasciano l’equivalente di 502 milioni di tonnellate di CO2 e tra il 2007 e il 2018 le emissioni annuali sono cresciute del 6%. L’organizzazione ambientalista avverte: “Senza una riduzione del numero di animali allevati, l’Unione Europea non sarà in grado di raggiungere gli obiettivi definiti dell’Accordo di Parigi sul clima”.
Federico Turrisi 27 settembre 2020

"Cara bistecca, quanto mi costi", potrebbe esclamare il pianeta, se solo avesse la capacità di parlare. Quante volte abbiamo detto che una dieta vegetariana, o ancora meglio vegana, sarebbe molto più sostenibile? Questo perché l'impatto ambientale dell'industria zootecnica, in termini di sfruttamento delle risorse naturali (acqua e suolo, in primis) e di emissioni di gas climalteranti, è davvero notevole.

Lo confermano i numeri di una nuova analisi realizzata da Greenpeace: il 17% delle emissioni totali di gas serra dell’Unione Europea proviene dagli allevamenti intensivi, più di quelle di tutte le automobili e i furgoni in circolazione messi insieme. Non solo. Tra il 2007 e il 2018 le emissioni annuali degli allevamenti sono aumentate del 6%, immettendo nell'atmosfera l’equivalente di 39 milioni di tonnellate di CO2; è come se si fossero aggiunte 8,4 milioni di auto sulle strade europee.

In tutto, ogni anno la zootecnia europea emette l’equivalente di 502 milioni di tonnellate di CO2, che salgono a 704 milioni di tonnellate includendo le emissioni indirette di gas a effetto serra che derivano dalla produzione di mangimi, dalla deforestazione e da altri cambiamenti nell’uso del suolo. Stiamo dunque parlando di un fenomeno con un impatto enorme e per di più in crescita: se non si interviene in maniera incisiva per un deciso cambio di rotta, è impossibile portare avanti degli adeguati piani di riduzione delle emissioni e rimanere in linea con gli obiettivi stabiliti nel 2015 dall'Accordo di Parigi.

"Un’azione credibile per il clima da parte dell'Unione Europea deve includere la fine delle sovvenzioni pubbliche per l’allevamento intensivo nella PAC (Politica Agricola Comune, ndr) e utilizzare piuttosto il denaro pubblico per sostenere la riduzione del numero di animali allevati e aiutare gli agricoltori a una vera e propria transizione", sottolinea Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura di Greenpeace Italia.

Agire per un profondo cambiamento della zootecnia europea non solo è necessario per affrontare la crisi climatica, ma anche per prevenire l'arrivo di nuove pandemie. Gli allevamenti intensivi sono spazi che possono favorire l'emergere e la diffusione di malattie infettive. Pensiamo all'influenza suina, oppure a un fenomeno sempre più preoccupante come l'insorgenza di superbatteri resistenti agli antibiotici. Ripensare il sistema degli allevamenti intensivi porterebbe benefici a livello di tutela dell'ambiente, di benessere animale e di salute pubblica. Non proprio una cosa da poco.