I roghi della Siberia colorano di nero il Polo Nord e danno una spinta allo scioglimento dei suoi ghiacci

I fumi degli incendi che hanno devastato la Siberia hanno viaggiato per oltre 3mila chilometri raggiungendo l’Artico, la Groenlandia e il Canada e depositando sui ghiacci sostanze come il nero di carbonio: questo, assorbendo le radiazioni solari, favorisce il surriscaldamento della superficie e quindi il suo scioglimento.
Kevin Ben Alì Zinati 21 Settembre 2021

Non c’è distanza che tenga. Nemmeno se tra l’origine di un gigantesco rogo e il luogo in cui si deposita la sua fuliggine ci sono più di 3mila chilometri. Il cambiamento climatico e il riscaldamento globale arrivano dappertutto.

La prova sono i dati raccolti e descritti in una mappa interattiva del Financial Times che dimostra come il fumo degli incendi che hanno devastato la Siberia abbia viaggiato fino all’Artico arrivando in Groenlandia e in Canada.

Anidride carbonica, metano, gas e particelle come il nero di carbonio spinti dal vento sono arrivati alle estremità del mondo, dove gli effetti del climate change sono tre volte più veloci.

Un Polo Nord “nero” non è solo un colpo agli di tutto il mondo. La presenza di questi materiali provocati dagli incendi rischia di dare un’accelerata al già inesorabile scioglimento dei ghiacci di cui senti già parlare un giorno sì e l’altro pure.

Quelli che hanno colpito la Siberia sono stati roghi drammatici, capaci di spazzare via quasi 1,5 milioni di ettari di foreste. Non è la prima volta che ne senti parlare: la siccità dei mesi estivi dovuta alla forte instabilità climatica negli ultimi anni ha dato il là a moltissimi incendi.

Solo che di solito questi fenomeni sono considerati “climaticamente neutri” poiché gli alberi, ricrescendo nel tempo, erano sempre riusciti a funzionare come filtri e a riassorbire la CO2 presente nell'aria.

Il problema però è appunto il cambiamento climatico. Episodi di grande siccità sono diventati così frequenti e duraturi in Siberia che gli alberi bruciano letteralmente più veloce di quanto non riescano a crescere.

In più, roghi e incendi provocano la diffusione, tra le altre, del nero di carbonio, una sostanza in grado di assorbire le radiazioni solari e quelle emesse dalla superficie terrestre.

Posandosi sulla superficie bianca, impedisce alla neve e ai ghiacci di riflettere i raggi del Sole: questi assorbono dunque più calore, si surriscaldano e si sciolgono a ritmi più rapidi di quanto avverrebbe naturalmente.

Un circolo vizioso cui dobbiamo assolutamente porre fine.