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19 Aprile 2021
15:30

Il climate change è sempre più amaro: ora rischia di far scomparire anche il gusto del caffè che ti piace

Un gruppo di ricercatori di Potsdam ha modellato i dati sulle precipitazioni, l'aumento delle temperature e la durata delle stagioni per provare a prevedere il futuro di cinque varietà "speciali" e raffinate coltivate in Etiopia, tra i più grandi esportatori di caffè al mondo. I risultati hanno dimostrato che i cambiamenti nel clima potrebbero seriamente rendere più insipidi i chicchi di caffè delle varietà più ricercate.

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Il climate change è sempre più amaro: ora rischia di far scomparire anche il gusto del caffè che ti piace
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Vedi il cambiamento climatico impattare sul nostro Pianeta, con i ghiacci che si sciolgono e le specie che si estinguono a causa della scomparsa dei loro habitat naturali. Presto, però, il riflesso del climate change potrebbe arrivare anche sulla tua tavola, in particolare nella tua tazzina del caffè.

L’aumento delle temperature potrebbe davvero incidere sulle aree di coltivazione del caffè portando alla produzione di varietà con un gusto più insipido, blando e meno “speciale”.

Il futuro dell’Etiopia del caffè, uno dei principali coltivatori ed esportatori al mondo, è stato descritto sulla rivista Scientific Reports da un gruppo di scienziati dell’Istituto di Potsdam per la ricerca sull'impatto climatico.

Se non interveniamo, a rimetterci non sarete solo tu e tutti gli altri amanti del caffè e i suoi venditori, dai bar ai ristoranti: i danni investiranno milioni di piccoli agricoltori del paese.

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Se fossero costretti a passare alla coltivazione di tipi di caffè convenzionali, meno appetibili e amari, si troverebbero infatti in concorrenza con i sistemi di produzione industriale: uno scontro difficilmente sostenibile.

La drammatica previsione è il risultato di una serie di simulazioni digitali dove gli scienziati hanno hanno modellato e valutato la capacità di 19 fattori in grado di influenzare la coltivazione di cinque distinti tipi di caffè “speciali”.

Il climate change rischia di portare alla produzione di varietà con un gusto più insipido, blando e meno “speciale”

I ricercatori hanno scoperto che i cambiamenti di temperatura uniti quindi alla variazione nelle precipitazioni e nella durata delle stagioni sono tutti elementi che potrebbero seriamente rendere più insipidi i chicchi di caffè delle varietà più ricercate.

Temperature più alte e piogge scarse, per esempio, potrebbero far maturare troppo presto i chicchi di alcune varietà, portando a un caffè di qualità inferiore. Se invece vi fosse un aumento delle precipitazioni, la produzione di caffè in generale ne trarrebbe grandi vantaggi: i singoli tipi di caffè speciali, invece, ne soffrirebbero.

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Secondo le simulazioni del gruppo di ricerca di Potsdam, le risposte per contrastare il climate change potrebbero contribuire al graduale aumento dell'area adatta al caffè di qualità media fino al 2090, ma ciò avrebbe un importante rovescio della medaglia.

La zona adatta alla coltivazione dei tipi di caffè di alta qualità, noti per le note floreali, fruttate e speziate, probabilmente si ridurrebbe.

Nello specifico, riguardo ai cinque tipi di caffè analizzati nello studio, i ricercatori stimano che il terreno agricolo per quattro varietà su cinque diminuirà e che alcuni saranno colpiti più duramente di altri.

La zona per la coltivazione di caffè di alta qualità, con note floreali, fruttate e speziate, rischia di ridursi

Il famoso Yirgacheffe, uno dei tipi di caffè più antichi e ricercati al mondo e coltivato nel sud-ovest dell'Etiopia nel peggiore dei casi potrebbe perdere oltre il 40% della sua area idonea entro la fine del 21° secolo.

Accanto alle previsioni grigie, lo studio tedesco ha indicato anche la potenziale soluzione per scongiurare questo rischio. Secondo i ricercatori, dal momento che i diversi tipi di caffè speciali sono fortemente influenzati da fattori locali climatici, spaziali e di suolo, “ciò che serve sono misure di adattamento su misura per ciascuna regione specifica”.

Giornalista fin dalla prima volta che ho dovuto rispondere alla domanda “Cosa vuoi fare da grande”. Sulla carta, sono pubblicista dal 2014, prima ho studiato Lettere a Milano e Comunicazione della Scienza alla Sissa di Trieste, in mezzo ho imparato a correre maratone.  Ho una sola regola, credere nel rispetto di me stesso, degli altri e dell'ambiente in cui ci ritroviamo. E cerco di farlo con il sorriso, sempre. Durante le mie giornate cerco di star dietro alla curiosità galoppante che mi porta a spulciare tra le pagine di scienza e a curiosare tra le novità al cinema, a scartabellare dati e a leggere pigne di libri. È un lavoro difficile ma divertente e soprattutto lungo. Perché si sa, in ognuno di noi c’è sempre una nuova frontiera da scoprire.