Il Ddl Salvamare è legge, ma ora servono i decreti attuativi. Intervista a Raffaella Giugni di Marevivo Onlus

Per poter applicare il ‘Ddl Salvamare’, provvedimento fondamentale per la pulizia delle acque dai rifiuti, serve emanare alcuni decreti attuativi, tuttora mancanti. A lanciare l’appello è Marevivo Onlus, che insieme a decine di altre associazioni ha chiesto alle istituzioni di intervenire prima possibile. La nostra intervista a Raffaella Giugni, Responsabile Rapporti Istituzionali di Marevivo.
Michele Mastandrea 2 Luglio 2022
Intervista a Raffaella Giugni Responsabile Rapporti Istituzionali di Marevivo Onlus

Lo scorso 17 maggio la legge ‘Salvamare' è stata approvata dal Parlamento italiano. Un provvedimento importante per la pulizia delle acque e la tutela di tutto l'ecosistema marino, minacciato dall'enorme quantità di rifiuti presenti. Il 25 giugno la ‘Salvamare', dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è diventata pienamente operativa. Ma fino a un certo punto.

Mancano infatti ancora i decreti attuativi, fondamentali per la piena applicazione della legge.

A lanciare un appello affinché il governo li emani il prima possibile è la Marevivo Onlus, che insieme a decine di altre associazioni (Federazione del Mare, Assonave, Assoporti, Confindustria nautica, Confitarma, Federpesca, Lega Navale Italiana, Lega Italiana Vela, Stazione Zoologica Anton Dohrn, La Grande Onda e Alleanza Cooperative Italiane Pesca) ha scritto al premier Mario Draghi ed altri esponenti delle istituzioni per sollecitare i provvedimenti mancanti.

Abbiamo intervistato Raffaella Giugni, Responsabile Rapporti Istituzionali di Marevivo per farci spiegare perché questo problema va risolto al più presto.

Dottoressa Guagni, quali sono i decreti attuativi che mancano per rendere operativa la ‘Salvamare'? 

Ne servono numerosi, relativi a quasi tutti i punti della legge. In loro assenza, la ‘Salvamare‘ resterebbe inattiva. C'è necessità che il governo e i ministeri competenti si attivino subito, affinché i decreti siano elaborati e attuati. Servono ad esempio per stabilire il compenso ai pescatori che riportano i rifiuti in porto. Serve un regolamento per definire questo incentivo, senza il quale i pescatori difficilmente si muoveranno. Abbiamo scritto per questo al premier Draghi e ai ministeri coinvolti, come Mite, Mipaaf e Miur.

Quindi il vostro è un appello al governo ad agire.

Certo, vogliamo sollecitare la sua attività. Siamo nella stessa situazione anche per quanto riguarda la direttiva Sup sulla plastica monouso. Il nostro governo l'ha recepita, ma mancando i suoi decreti attuativi non è ancora entrata di fatto in vigore. Tornando alla Salvamare, il MiPaaf come detto deve stabilire le misure premiali per i pescatori, il MiTe le modalità di riciclo dei rifiuti pescati accidentalmente, il MiUr dell'educazione ambientale sui temi del mare e delle acque interne nelle scuole. La legge è ottima nei suoi principi generali, ma serve dettagliare e regolamentare.

C'è un tempo massimo entro cui vanno necessariamente emanati, a norma di legge?

Non c'è un tempo esatto entro cui approvare questi decreti, in linea di principio entro un paio di mesi dovrebbero essere emanati. La nostra esperienza però ci dice che spesso i tempi sono più lunghi, e dipendono dalla volontà delle istituzioni che devono occuparsene. La ‘Salvamare' però ha già aspettato quattro anni per la sua approvazione, serve dunque renderla operativa al più presto. Perché se continuiamo a perdere mesi, anni, il mare peggiorerà ancora le sue condizioni. Penso all'importanza di una misura come quella degli sbarramenti sui fiumi, fondamentale dato che l'80% della plastica arriva al mare dai corsi d'acqua interni. Piu ritardiamo, più la plastica continua a confluire nei mari, dove è più difficile recuperarla. Più velocemente riusciamo a essere operativi, più abbiamo risultati per il mare.

Cosa potrebbe significare avere approvati i decreti attuativi in tempi brevi? Quali effetti ne deriverebbero?

Le stime sono molto complicate, e dipendono anche da quando si inizierà a essere operativi. C'è chi parla di 30mila tonnellate di plastica potenzialmente recuperabili in dieci anni, ma i numeri sono difficili da definire. Sicuro ci sarebbe un immediato impatto benefico per il mare, invaso in maniera esagerata dalle plastiche. Ogni azione possibile con l'applicazione della Salvamare cambierebbe la situazione. Il Mediterraneo ha più di 60 fiumi che sversano rifiuti nelle sue acque, è facile capire quanto gli sbarramenti possano essere importanti. L'invito che facciamo dunque è ad agire: il Parlamento ha fatto la sua parte, ora serve a governo e ministeri fare la loro.