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6 Agosto 2021
13:30

Il Lazio vieta per legge la detenzione dei cani a catena: per i trasgressori multe fino a 2.500 euro

Tenere i cani legati alla catena è dannoso e, in alcune regioni, perseguibile dalla legge in quanto maltrattamento. Oggi alle realtà già attive per eliminare e condannare questa abitudine si aggiunge anche la Regione Lazio.

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Il Lazio vieta per legge la detenzione dei cani a catena: per i trasgressori multe fino a 2.500 euro
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Lo chiamano il migliore amico dell’uomo, ma chissà chi terrebbe il proprio migliore amico legato fuori di casa senza la possibilità di muoversi liberamente o interagire.

La detenzione dei cani (e in generale degli animali da affezione) legati alla catena è un’abitudine dannosa, che non tutela il benessere dell’animale in questione né aiuta noi ad averci a che fare in modo armonico. È anzi considerato un vero e proprio maltrattamento, perseguibile nello specifico per legge da diverse Regioni italiane.

A testimoniarlo (come se servissero ulteriori prove) è ciò che è accaduto in Sardegna durante i recenti incendi. Circondati dalle fiamme e dal fumo, molti cani sono morti perché vivevano legati e quindi impossibilitati a muoversi e a mettersi al riparo. Per questo, la Lav ha inviato a tutti i sindaci dei Comuni sardi la richiesta di vietare la pratica della catena e salvaguardare la vita e la salute di tutti gli animali.

A compiere un passo avanti in questa direzione è stata però la Regione Lazio. Grazie anche alla spinta di Oipa, infatti, ha emanato una legge che vieterà d’ora in avanti la pratica di tenere il cane a catena, pena una multa fino a 2.500 euro.

Una decisione che segue quella già intrapresa da Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Umbria, Puglia e Campania e modificala legge regionale del Lazio n. 34 /1997 “Tutela degli animali di affezione e prevenzione del randagismo” con un emendamento alle disposizioni collegate alla legge di stabilità regionale 2021 approvata dal Consiglio regionale.

Oltre al divieto di catena, sempre su proposta dell’Oipa, è stato anche imposto l’obbligo di autorizzazione sanitaria per gli allevamenti di qualunque tipo di animale, il divieto di vendita di cani non iscritti all’anagrafe canina, pena una sanzione fino a 1500 euro, e il divieto di usare collari a strozzo.

Un passo avanti importantissimo verso una maggiore cura e tutela di questi animali che dipendono dall’uomo e non meritano una vita relegata in qualche metro quadro, esposti a pericoli e anche, abbiamo visto, alla morte.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.