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13 Dicembre 2020
18:00

Il lungo viaggio di una bottiglia di plastica: il Gps mostra come dai fiumi arriva fino all’oceano

Grazie all'utilizzo dei localizzatori Gps, un gruppo di ricercatori britannici è riuscito a monitorare gli spostamenti di 25 bottigliette di plastica rilasciate nel fiume Gange e nel golfo del Bengala, verificando che possono percorrere anche più di 2.800 chilometri in tre mesi, raggiungendo località remote in mezzo all'oceano.

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Il lungo viaggio di una bottiglia di plastica: il Gps mostra come dai fiumi arriva fino all’oceano
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Hai idea di quanti chilometri possa percorrere una bottiglietta di plastica dispersa nell'ambiente? La risposta è migliaia. E anche in poco tempo. I ricercatori dell’Università di Exeter e della Zoological Society di Londra, nell'ambito del progetto "Sea to Source – Ganges Expedition" promosso dalla National Geographic Society, hanno voluto vederci un po' più chiaro e hanno inserito dei tag satellitari in 25 bottigliette di plastica da mezzo litro, identiche per forma, dimensioni e galleggiabilità a quelle in commercio. Dopo di che le hanno rilasciate in diversi punti del fiume Gange e del golfo del Bengala, che costituisce sostanzialmente la parte nordorientale dell'Oceano Indiano.

Grazie alle tecnologie di geolocalizzazione e ai trasmettitori satellitari, gli scienziati hanno poi seguito il loro tragitto. È emerso che il 40% delle bottigliette gettate nei corsi d’acqua tende a restare intrappolata o ad arenarsi lungo le sponde del fiume, in particolare quando vengono gettate nella stagione meno piovosa e la portata del fiume è minore. In mare aperto invece le bottiglie vengono trascinate dalle correnti senza incontrare particolari ostacoli e dunque tendono a disperdersi più rapidamente. La distanza massima percorsa è stata di 2.845 chilometri, coperti in 94 giorni.

"Il nostro «messaggio nella bottiglia» attraverso i tag elettronici evidenzia quanto lontano e quanto rapidamente si possa spingere l’inquinamento da plastica nelle acque", spiega la principale autrice dello studio Emily Duncan, docente presso il Centre for Ecology and Conservation dell'università di Exeter. "È la dimostrazione che si tratta veramente un problema di portata globale: un pezzo di plastica che finisce in un corso d’acqua o in mare aperto può essere trasportato dall’altra parte del mondo nel giro di poco tempo".

Ed è anche questo il motivo per cui in alcuni luoghi remoti del pianeta si formano delle autentiche "isole di spazzatura", pur essendo la fonte (di solito le grandi città) lontana migliaia di chilometri. Non dimentichiamoci che il Pet, ovvero il materiale plastico di cui sono costituite le bottigliette, impiega secoli per biodegradarsi. E nel frattempo un rifiuto di plastica abbandonato può arrecare gravi danni agli ecosistemi marini, rilasciando microparticelle che vengono poi ingerite dai pesci o venendo scambiato come cibo da tartarughe e cetacei.

Fonte | "Message in a bottle: Open source technology to track the movement of plastic pollution" pubblicato su Plos One il 2 dicembre 2020.

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.