In Australia hanno creato un mangime che può ridurre le flatulenze del bestiame: servirà ad abbattere le emissioni di metano

Il mangime, nato dal programma FutureFeed, potrebbe ridurre significativamente le emissioni di metano prodotte dalle flatulenze e dai rutti di mucche e pecore, eliminando l’equivalente di 100 milioni di auto dalle strade. Contiene l’Asparagopsis, un’alga autoctona australiana commestibile, e si spera che in cinque anni possa nutrire il 10% dei bovini presenti al mondo.
Martina Alfieri 12 Luglio 2022

La crisi climatica sta rendendo sempre più urgente ripensare all’impatto degli allevamenti, tra i maggiori responsabili dell’inquinamento da metano. In Australia potrebbero avere trovato una soluzione innovativa che va in questa direzione: è da poco entrato in commercio un nuovo mangime per le mucche realizzato con l’Asparagopsis, un’alga rossa commestibile capace di ridurre fino al 95% il gas metano nello stomaco degli animali, che viene poi puntualmente espulso tramite flatulenze e rutti.

Dopo anni di ricerche sull’efficacia delle alghe nel contrasto all'emergenza climatica portate avanti dalla James Cook University, da Meat and Livestock Australia e dall’ente nazionale di ricerca Csiro (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation), il mangime, frutto del programma FutureFeed – "alimentazione del futuro" – è finalmente realtà. L'aggiunta di soli 5g di alga Asparagopsis per kg di materia prima secca può ridurre le emissioni di metano di oltre l'80%.

La preziosa alga amica dell’ambiente viene coltivata in mare su lunghe corde rette da boe e sulla terra ferma in vasche e bacini d’acqua. Al momento, sono ancora pochi i coltivatori di Asparagopsis autorizzati: uno di questi è la compagnia CH4 Global, la prima che ha commercializzato il nuovo mangime nel Paese e che ha l'obiettivo, in cinque anni, di raggiungere 150 milioni di bovini, circa il 10% del totale mondiale.

Se solo il 10% degli allevatori mondiali di ruminanti adottasse FutureFeed come ingrediente per l'alimentazione del proprio bestiame, l'impatto sul clima sarebbe pari a quello dell'eliminazione di 100 milioni di automobili dalle strade del mondo e il potenziale aumento della produttività del bestiame potrebbe creare cibo sufficiente a sfamare altri 23 milioni di persone”, fa sapere la Csiro.

Il legame tra allevamenti intensivi e emissioni di gas serra è noto da tempo, e rappresenta un serio problema per molti Paesi: la Nuova Zelanda, ad esempio, ha deciso di tassare gli allevatori che, con i gas emessi dal loro bestiame, contribuiscono ad alzare i livelli d’inquinamento.