Il prosciutto cotto è cancerogeno? Cosa dice l’OMS e quali salumi evitare

Se non indicato espressamente, le informazioni riportate in questa pagina sono da intendersi come non riconosciute da uno studio medico-scientifico.
Il prosciutto cotto e altri affettati sono classificati come cancerogeni dall’OMS. Scopri quali salumi sono a rischio e perché è importante limitarne il consumo.
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Redazione 20 Gennaio 2026

Il prosciutto cotto, insieme ad altri salumi e carni lavorate, è stato inserito dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nella lista dei cancerogeni del Gruppo 1. Questo significa che esistono prove scientifiche sufficienti per collegare il consumo frequente di questi prodotti all’aumento del rischio di sviluppare tumori, in particolare al colon-retto, alla prostata e al pancreas.

La notizia non è nuova: la classificazione dell’IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) risale al 2015, ma torna ciclicamente al centro del dibattito pubblico, soprattutto in relazione alle abitudini alimentari e alla promozione di una dieta più sana.

Salumi e affettati: perché sono considerati cancerogeni

Secondo le ricerche, non è solo il prosciutto cotto a rappresentare un rischio, ma tutte le carni trasformate. Rientrano in questa categoria alimenti come:

salumi (prosciutto cotto, crudo, bresaola, speck);

insaccati (mortadella, salame);

wurstel;

preparati industriali a base di carne, come ragù pronti o prodotti precotti.

Questi alimenti subiscono trattamenti industriali che ne migliorano la conservazione o il gusto, ma che introducono sostanze potenzialmente nocive, come:

nitriti e nitrati (conservanti);

elevate quantità di sale;

ferro eme, presente nella carne rossa.

Il rischio aumenta ulteriormente in presenza di una dieta povera di fibre, frutta e verdura.

Il paragone con alcol e fumo: attenzione alla classificazione

La classificazione nel Gruppo 1 dell’IARC, la stessa di alcol e sigarette, può creare confusione. È importante chiarire che non significa che il prosciutto cotto sia pericoloso quanto il fumo, ma solo che esistono prove certe della sua correlazione con alcuni tipi di tumore.

Il rischio, quindi, è dose-dipendente: non si sviluppa un tumore mangiando occasionalmente salumi, ma un consumo quotidiano e prolungato nel tempo può aumentare la probabilità di ammalarsi.

Tumore al colon-retto: il rischio aumenta con 50 grammi al giorno

I dati dell’IARC mostrano che chi consuma 50 grammi al giorno di carne lavorata ha un rischio aumentato del 16% di sviluppare un tumore al colon-retto, rispetto a chi non ne consuma affatto.

Si tratta di un rischio significativo, considerando che 50 grammi corrispondono a circa due fette di prosciutto cotto. Per questo motivo, gli esperti consigliano di limitare il consumo di affettati e carni rosse nell’ambito di una dieta equilibrata.

Come ridurre il rischio: consigli per una dieta consapevole

Per proteggere la propria salute e ridurre il rischio di tumori legati all’alimentazione, è utile:

  • ridurre la frequenza di consumo di salumi e insaccati;
  • preferire proteine vegetali o carni bianche non lavorate;
  • aumentare l’assunzione di frutta, verdura e fibre;
  • leggere le etichette per evitare prodotti con troppi conservanti.

Il prosciutto cotto è considerato cancerogeno non perché faccia male in sé, ma perché un suo consumo regolare e in eccesso è stato collegato a un aumento del rischio di tumori intestinali e non solo. Non si tratta di un attacco alla tradizione gastronomica, ma di un invito a mangiare in modo più consapevole.

Limitare questi alimenti può essere un piccolo gesto con un grande impatto sulla salute a lungo termine.