Il Regno Unito vieta il commercio delle pinne di squalo e di qualsiasi prodotto che le contenga

Una decisione tanto attesa quanto importante che lancia un segnale chiaro e necessario: la volontà di sottrarsi a un’industria che sta portando sull’orlo dell’estinzione diverse specie fondamentali per gli ecosistemi.
Sara Del Dot 8 Settembre 2021

Catturare gli squali, tirarli in barca, tagliare loro le pinne e rigettarli in acqua ancora vivi dal momento che la massa corporea è molto meno richiesta e redditizia delle pinne. Si chiama Shark Finning, te ne avevamo già parlato in un lungo articolo, e nel mondo sono diverse le campagne e battaglie attive per porre fine non soltanto alla pratica, ma anche al commercio delle pinne e dei prodotti da esse derivati.

In Europa già nel 2013 è stato adottato un regolamento chiamato Fins Naturally Attached in cui è stato sancito il divieto assoluto e inderogabile di separare pinne e corpo dello squalo a bordo dell’imbarcazione, evitando sprechi e inutili sofferenze.

Tuttavia, come spesso sottolineano le associazioni che operano in difesa degli squali, vietare la separazione delle pinne e il trasbordo da nave a nave non è sufficiente, dal momento che le attività in mare aperto sono difficilmente controllabili. Per questo da anni viene chiesto, anche a livello di iniziativa popolare europea, di eliminare anche il commercio delle pinne di squalo, ovvero importazione ed esportazione (di cui, ricordiamolo, l’Europa è tra i primi al mondo).

Ma qualcosa, finalmente, si muove. Qualche mese fa il Senato degli Stati Uniti aveva votato a favore dell’abolizione della pratica dello shark finning. E oggi è il momento del Regno Unito.

Ad annunciarlo è stato il Ministro per gli oceani Lord Goldsmith, che ha scelto di fare un passo in più nell’ambito della tutela e conservazione dei mari vietando, appunto, l’importazione e l’esportazione di pinne di squalo e dei prodotti da esse derivati come la celebre zuppa. Nonostante infatti la pratica fosse vietata da anni nelle acque inglesi, il commercio continuava, alimentando un mercato che ha raggiunto presto ritmi insostenibili per questi animali e per gli ecosistemi marini in generale.

L’intenzione, ha dichiarato il Ministro in una nota, è quella di favorire l’aumento del numero di squali negli ecosistemi marini e sottrarre la nazione da un meccanismo dannoso, fonte di sofferenza e spreco alimentare, smettendo di favorire un’industria che sta portando numerose specie sull’orlo dell’estinzione.

Una decisione, quella del Regno Unito, che rientra nel più ampio piano governativo finalizzato a eliminare e sradicare le pratiche crudeli implementando il benessere animale sul territorio, chiamato Action Plan for Animal Welfare.