Impianto eolico offshore in Sardegna: sì degli ambientalisti, ma la Regione e sette Comuni remano contro

Il progetto, attualmente sul tavolo del ministero dell’Ambiente, prevede la realizzazione di 42 pale eoliche da 12 MW a 35 chilometri dalla costa al largo del Sulcis. Per gli ambientalisti viene così ridotto l’impatto visivo dell’impianto, ma diverse amministrazioni locali portano avanti obiezioni paesaggistiche.
Federico Turrisi 28 Agosto 2020

Si parla tanto di decarbonizzazione, di riduzione delle emissioni di gas serra nei processi di produzione dell'energia elettrica, di rinnovabili che dovrebbero prendere il posto dei combustibili fossili. L'eolico offshore viene considerata una delle vie maggiormente praticabili, soprattutto nei paesi dell'Europa centro-settentrionale. Qui in Italia è diverso. Sembra non esserci mai pace per i progetti che prevedono la realizzazione di un parco eolico a largo delle nostre coste. Certo, ci sono in ballo anche questioni di carattere ingegneristico (la profondità del Mediterraneo rappresenta un ostacolo, per esempio), ma il dibattito assume quasi sempre una piega di tipo più ideologico.

Ti abbiamo parlato delle polemiche scatenatesi intorno al progetto di parco eolico davanti alla costa di Rimini. Adesso è il turno del progetto di un parco eolico galleggiante offshore nel Sulcis (in Sardegna), precisamente nel tratto di mare tra Portoscuso e Carloforte. Il progetto, presentato lo scorso giugno da Ichnusa Wind Power e attualmente sul tavolo del Ministero dell’Ambiente per la verifica preliminare (fase che precede la predisposizione dello studio finalizzato alla procedura di valutazione di impatto ambientale), prevede un impianto di produzione di energia elettrica composto da 42 turbine da 12 MW, per una potenza totale di 504 MW.

Le strutture, alte 280 metri, saranno installate a 35 chilometri dalla costa. Questo viene reso possibile grazie alla presenza di piattaforme galleggianti, che permettono di realizzare parchi eolici offshore anche su fondali profondi, come quelli del Mediterraneo. Un dettaglio non di poco conto, visto che consentirebbe di ridurre l'impatto visivo dell'impianto stesso.

Eppure, i sindaci di sette Comuni sardi (Arbus, Buggerru, Carloforte, Fluminimaggiore, Gonnesa, Iglesias e Portoscuso) sono già sul piede di guerra e si oppongono alla realizzazione del parco eolico galleggiante. E così pure la Regione Sardegna, attraverso le parole dell'assessore della Difesa dell'Ambiente Gianni Lampis, ha manifestato la sua contrarietà al progetto. Oltre a motivazioni tecnico-giuridiche, si ritiene che l'impianto eolico non avrà ricadute positive sul territorio, ma anzi rovinerà il paesaggio e danneggerà la pesca e il turismo.

Le principali associazioni ambientaliste si sono schierate invece a favore del progetto. Per Legambiente si tratta di un progetto molto innovativo che supera i problemi di visibilità dell’eolico e che anzi rappresenta un'interessante novità per attuare una svolta nella strategia energetica regionale. Dello stesso avviso Greenpeace, per cui opporsi all'eolico e promuovere invece un processo di metanizzazione significa legare il territorio sardo a tecnologie inquinanti. Anche WWF difende il progetto e non risparmia critiche ai suoi detrattori: buoni a spendersi in favore della lotta contro i cambiamenti climatici solo a parole, ma quando c'è poi da prendere decisioni concrete sulla sostituzione delle fonti fossili con le rinnovabili scatta una sorta di sindrome nimby. Come a dire, rinnovabili sì, ma non nel mio territorio. E si finisce così per anteporre il proprio interesse particolare al contrasto alla crisi climatica.

Una voce fuori dal coro è quella dell'associazione di salvaguardia dei beni culturali, artistici e naturali Italia Nostra, che è contraria all'impianto eolico perché andrebbe a influenzare negativamente lo studio richiesto dal ministero dell’Ambiente all’Ispra per l’individuazione di un’area marina protetta nell’arcipelago del Sulcis, attualmente in corso di istituzione.