Intercettare la plastica sui fiumi in modo automatico: l’idea di una start-up fiorentina

Un gruppo di cinque studenti universitari fiorentini ha elaborato il modello di un impianto, chiamato River Cleaner, in grado di recuperare i rifiuti di plastica galleggianti nei fiumi senza interferire con la fauna e con il passaggio di imbarcazioni. La principale novità? Verrà tutto gestito da remoto e non ci sarà bisogno di personale.
Federico Turrisi 26 agosto 2019

Ormai è chiaro a tutti. La plastica rappresenta una minaccia per i nostri mari e per il nostro pianeta. Secondo le stime dell'Ellen MacArthur Foundation, nel 2050 in mare ci saranno più rifiuti di plastica che pesci. Fortunatamente negli ultimi anni è cresciuta anche la sensibilità riguardo al problema e si moltiplicano le proposte e le iniziative per cercare quanto meno di arginarlo. In questo la tecnologia è una preziosa alleata. Ci sono progetti che puntano a raccogliere la plastica galleggiante quando è già in mare. Il più importante e noto di tutti è Ocean Cleanup, che ha come obiettivo ripulire il Great Pacific Garbage Patch, cioé l'isola di rifiuti in plastica più grande del pianeta situata in mezzo all'oceano Pacifico. Un progetto simile ha però dei costi elevatissimi e necessita di ingenti investimenti.

Ci sono poi progetti che invece mirano a bloccare i rifiuti di plastica nei fiumi. L'80% della plastica che finisce in mare arriva proprio dai corsi fluviali. Partendo da questo presupposto, in Italia è stata condotta una sperimentazione, denominata Po d'Amare, organizzata dai consorzi Castalia e Corepla, in collaborazione con la Fondazione per lo sviluppo sostenibile: lungo il fiume più lungo d'Italia sono state installate delle barriere in polietilene che intercettano tutti i materiali leggeri galleggianti, inclusi i rifiuti in plastica. Ottima iniziativa, penserai. Lo è, ma anche in questo caso ci sono dei costi non indifferenti. Ci vuole infatti personale che raccolga il materiale e lo porti a riva.

Perché allora non realizzare un impianto su un fiume che sia in grado di recuperare la plastica in maniera del tutto automatizzata, evitando così di compiere manualmente queste operazioni e risparmiando sui costi? È la domanda che si è posto Lorenzo Lubrano, 26 anni, di Firenze, fondatore della start-up Blue Eco Line. Si è laureato in ingegneria meccanica nel capoluogo toscano e adesso sta proseguendo i suoi studi in ingegneria elettrica e dell'automazione sempre a Firenze. Lorenzo e i suoi quattro compagni di studio e di avventura (due ingegneri, un perito meccanico e una ragazza che si occupa della parte di comunicazione e marketing), fiorentini come lui, sono animati da un proposito: realizzare uno strumento efficace che possa contrastare il fenomeno dell’inquinamento da plastica. Il loro progetto, che è in fase di sviluppo, si chiama River Cleaner.

Rendering del progetto River Cleaner

In che cosa consiste esattamente? Si tratta di una barriera galleggiante, immersa per 40 centimetri al di sotto della superficie dell'acqua e posta in diagonale lungo il corso fluviale, in modo da garantire il passaggio indisturbato dei pesci e delle imbarcazioni. "Grazie alla corrente del fiume" – spiega Lorenzo – "le plastiche vanno a impattare sulla barriera e vengono indirizzate verso una sponda dove si trova un nastro trasportatore che raccoglie il materiale e lo deposita nei cassoni di stoccaggio posizionati sul piano stradale. Quando il cassone si è totalmente riempito, il macchinario invierà un alert all'azienda che si occupa del servizio di raccolta dei rifiuti per l'avvio a riciclo del materiale".

River Cleaner è progettato per intercettare tutti i rifiuti galleggianti, non solo quelli di plastica, ma anche quelli di natura organica come rami e foglie. Inoltre, l'impianto è autosufficiente dal punto di vista energetico grazie all'installazione di una turbina idroelettrica ed è in grado di autoregolarsi in caso di piene o comunque di aumento della portata del fiume. Quello di cui stiamo parlando, però, è ancora un modello teorico. Lorenzo e i suoi colleghi hanno cominciato a contattare le amministrazioni locali e in particolare i consorzi di bonifica, che sono gli enti che gestiscono i fiumi e i canali, per avviare l'impianto pilota su un corso d'acqua anche di piccole dimensioni.

"Lavoriamo al progetto dal settembre dell'anno scorso. Aprendo la start-up, abbiamo realizzato un impianto in scala e cominciato a effettuare dei test in vasca per comprenderne il comportamento dal punto di vista fluidodinamico. Ma per avere dati attendibili dobbiamo attendere la realizzazione di un impianto pilota. L'innovazione principale che vogliamo portare consiste in un sistema completamente automatizzato, in cui sarà possibile monitorare l'attività dell'impianto e intervenire anche da remoto. Il Consorzio Bonifica 1 Toscana Nord e il Consorzio Bonifica 6 Toscana Sud si sono detti molto interessati al progetto. A settembre, nel corso di una riunione tra i consorzi di bonifica toscani, si valuterà se dare il via per testare il nostro prototipo. Noi siamo molto fiduciosi".

Nel frattempo il progetto ha già raccolto dei riconoscimenti. Lo scorso 16 agosto, in occasione della trentunesima edizione di Festambiente, Libera e Legambiente hanno assegnato ai ragazzi di Blue Eco Line il premio "Buone pratiche per l'innovazione". Lorenzo e compagni, inoltre, hanno vinto un concorso e sono riusciti ad entrare nell'incubatore di start-up fiorentino Nana Bianca. Un importante traguardo, che ha permesso ai ragazzi di ottenere un finanziamento da 50mila euro per portare avanti lo sviluppo del loro progetto e tradurre finalmente l'idea di River Cleaner in realtà.

Credits Photo | Blue Eco Line