La banana è un frutto esotico: non dovresti comprarla alla leggera

La banana ha un costo sociale e ambientale davvero imponente. Probabilmente lo avrai sempre ignorato perché si tratta di uno dei frutti esotici che mangerai più spesso. Ma per quanto sia molto amato dagli sportivi, non dovresti mai dimenticare che non cresce dietro casa tua. Ed è proprio questo il dato che cambia le carte in tavola.
Rubrica a cura di Giulia Dallagiovanna
17 settembre 2019

C'è chi la mangia perché ricca di potassio e molto nutriente, chi invece non l'assaggia nemmeno perché ha paura che contenga troppe calorie e zuccheri. Ma il problema vero della banana è soprattutto la sua sostenibilità. Ambientale e sociale. Nel nostro viaggio intorno al mondo alla ricerca dei luoghi di produzione della frutta che più facilmente acquisti quando fai la spesa, oggi arriviamo in Ecuador, che assieme a Colombia e Filippine è il maggior fornitore di caschi di banane all'Unione Europea. Anche se, va detto, il più grande produttore a livello mondiale rimane l'India. Tutti questi stati però sono accumunati soprattutto da due elementi: i lavoratori impiegati nelle piantagioni vivono in condizioni di sfruttamento e la varietà più coltivata è la Cavendish.

Sì, perché se pensi a questo frutto, ti verrà in mente la sua tipica forma allungata dal colore giallo intenso. Ignorerai invece che ne esistono di tantissime altre varietà, più tozze, più morbide, dalla buccia di una tonalità diversa, fino ad arrivare addirittura a un particolare blu. Ma le Cavendish garantiscono un rendimento più alto e soprattutto tanta, tantissima resistenza ai cambiamenti nel meteo e ai lunghi viaggi. Il raccolto, e quindi il commercio e l'esportazione, durano tutto l'anno. E il volume del mercato è imponente. Solo in Italia ne arrivano circa 630mila tonnellate all'anno. Questo significa che, più o meno, mangi circa 60 banane nel giro di 12 mesi.

Mangi circa 60 banane ogni anno

Ma per arrivare sulla tua tavola da dicembre ad agosto, deve essere sottoposta a processi che ne consentano la coltivazione per 365 giorni l'anno e ne impediscano il deperimento durante il tragitto fino all'Europa. Una traversata che può durare anche un mese intero. Di cosa sto parlando? Di prodotti industriali naturalmente. I pesticidi vengono riversate sulle piantagioni da aerei che volano a bassa quota. Le sostanze inquinanti così, oltre a riversarsi sui frutti che mangi, sono anche libere di raggiungere i villaggi e le foreste attorno ai campi. L'area di suolo contaminata diventa così ben più ampia e la biodiversità non può che risentirne.

Oltre però a un discorso sull'inquinamento che abbiamo già affrontato a proposito di ananas, cioccolato e caffè, in questo caso è bene porre l'attenzione sui diritti dei lavoratori. Praticamente inesistenti.

Secondo un rapporto di Oxfam, nel 2016 il salario mensile per una persona impiegata nelle piantagioni era di appena 366 dollari. Ogni famiglia però spende in media il doppio e solo per le strette necessità che permettono di garantire la sopravvivenza. Il governo ha poi introdotto delle nuove agevolazioni per i proprietari dei terreni che prevedono, tra le altre cose, una maggiore flessibilità nell'obbligo di garantire 48 ore di risposo settimanale e una minor retribuzione dei turni di straordinario. E organizzazioni sindacali che provino a far valere i diritti di chi lavora, naturalmente, vengono stroncate sul nascere.

A farne le spese sono anche le piccole aziende, che non riescono a sostenere i ritmi di un mercato che si basa su prezzi al continuo ribasso. Molti di loro, sommersi dai debiti e incapaci di far fronte ai contratti imposti dai grossisti, hanno dovuto vendere i propri terreni e aggiungersi alla massa di lavoratori per conto di marchi più famosi, come spiega il sito di Osservatorio Diritti.

Una storia e un destino comune a quello di altri frutti esotici. Sì, perché per quanto ti sarai ormai abituata a mangiarla ogni giorno, la banana rimane un frutto coltivato nelle zone tropicali e molto lontano dall'Italia. Cerca quindi di acquistarla con maggiore cautela e, se riesci, prova a scovare mercati e piccoli negozi che vendano anche varietà diverse dalla Cavendish, per dare un po' di sollievo ai lavoratori e al suolo, entrambi sfruttati.

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Sono Laureata in Lingue e letterature straniere e ho frequentato la Scuola di giornalismo “Walter Tobagi” di Milano. Le mie passioni altro…