Il cioccolato inquina come una città di medie dimensioni e distrugge foreste enormi

Ettari di foresta pluviale distrutti per far posto alle piantagioni, bambini che a 5 anni imparano a usare dei macheti e respirano tutto il giorno pesticidi e fertilizzanti, una filiera produttiva piena di intermediari e, infine, trasporto a packaging inquinante. Quella tavoletta di cioccolato dall’aspetto così invitante contribuisce a distruggere il Pianeta. Ma c’è qualcosa che puoi fare anche tu.

Di cos'è fatta quella tavoletta di cioccolato da cui hai appena staccato un pezzetto? Cacao, sicuramente. Poi zucchero, burro di cacao o qualche altra componente grassa, emulsionanti, magari latte e qualche nocciola. E poi? E poi sfruttamento dei lavoratori nelle piantagioni, bambini che imparano a usare i macheti e stanno a contatto con i pesticidi quando invece dovrebbero trovarsi fra i banchi di scuola, tantissime piante tagliate ed ettari di foresta pluviale distrutti. Sì, perché come ti diceva sempre tua mamma da piccolo "i soldi non crescono sugli alberi" e nemmeno buona parte di quello che mangi.

Il cacao è una delle maggiori cause della deforestazione in Ghana, Costa d'Avorio e negli altri Paesi dell'Africa, dalla Sierra Leone al Camerun, dove si concentra il 70% di tutta la produzione mondiale. In queste aree del Pianeta, le foreste scompaiono al ritmo del 4,2% all'anno. Una situazione nota praticamente a tutti e già denunciata da un'inchiesta del Guardian del 2017 e da un report dell'associazione ambientalista Mighty Earth. Tra il 2001 e il 2014 il Ghana ha dovuto dire addio a oltre 291mila ettari di aree naturali protette e 7mila chilometri quadrati di selva. Ma alla Costa d'Avorio è andata anche peggio: il numero di ettari ha superato i 328mila. Il cioccolato era responsabile di almeno un quarto di queste perdite.

Ti starai chiedendo cosa abbia a che fare un cremino o un ovetto con tutta questa distruzione. Bè, in quelle piantagioni i diritti umani sono un optional. Secondo il sito della campagna europea Make Chocolate Fair circa un quarto dei bambini fra i 5 e i 17 anni che vivono in Africa occidentale lavorano nei campi di cacao. Di questi, 500mila vengono sfruttati. Costretti a portare pesanti carichi, utilizzare utensili molto pericolosi e a stare a stretto contatto con tutti gli agenti chimici che vengono impiegati per aumentare la produttività. E i loro genitori? Sottopagati pure loro. Ti basti pensare che quel cioccolatino che stai mangiando tu, loro non hanno nessuna idea di quale sapore abbia. Quello è un prodotto per i bianchi ricchi.

Viene distrutto il 4,2% di foresta pluviale all'anno: il cioccolato contribuisce al riscaldamento globale

In questa situazione ti sarà facile capire come si possa sopravvivere: aumentando la produttività in modo esponenziale, a scapito dell'ambiente. Sembra poi che nei terreni dove gli alberi sono appena stati sradicati, crescano fave di cacao molto più grosse. Il problema è che più vengono rimosse le piante, meno acqua viene trattenuta nel suolo, con il risultato che l'area secca e arida si espande sempre di più. E la biodiversità viene distrutta. Gli scimpanzé sono a serio rischio di estinzione, gli elefanti della Costa d'Avorio sono passati da centinaia di migliaia a circa 400 esemplari in tutto. Pensi che tutto questo non ti riguardi? Da dove credi che provenga buona parte dell'ossigeno che anche tu respiri? E come fa, secondo te, la Terra a mantenere una temperatura accettabile per ospitare la vita? Sì, anche il cioccolato contribuisce al surriscaldamento globale.

Questo prodotto arriva fino a te incartato nelle confezioni delle marche più famose, quelle con le quali sei cresciuto e che hai visto tra i banchi del supermercato. Non sono direttamente le multinazionali a sfruttare braccianti e contadini: tra le piantagioni e le grandi aziende ci sono tantissimi intermediari e cooperative, con la filiera produttiva che si allunga all'infinito. E qualche mano è anche di alcune guardie forestali che dovrebbero proteggere i parchi nazionali e invece si girano dall'altra parte, in cambio di tangenti e mazzette.

Resta il fatto che i grandi distributori di tavolette e cioccolatini sul mercato non possono ignorare tutto questo, e infatti lo sanno benissimo. Le promesse di fare qualcosa contro la deforestazione, che alcune di loro hanno definito uno dei più grandi mali del mondo, si sprecano. Ma ben pochi risultati sono stati effettivamente raggiunti. L'unica che sembra aver davvero preso sul serio la questione è la Lindt: proprio la campagna Make Chocolate Fair e le pressioni di SumOfUs hanno spinto l'azienda svizzera a prendere un impegno pubblico per rendere l'intera filiera sostenibile entro il 2025. Rimarrà da vedere se i buoni propositi verranno mantenuti, ma questo è l'esempio di come i clienti, cioè tu, possano davvero spingere i grandi marchi a cambiare il proprio atteggiamento.

E come per tutti i prodotti esotici e da supermercato, il problema dell'inquinamento rimane anche per quanto riguardo il trasporto e il packaging. Uno studio  dell'Università di Manchester del 2018 ha calcolato che per ogni chilo di cioccolato, vengono impiegati 10mila litri d'acqua ed emessi tra i 2,9 e i 4,2 chilogrammi di anidride carbonica. Nel solo Regno Unito, quest'industria produce circa 2,1 milioni di tonnellate di gas serra, cioè come tutta la popolazione di una città grande come Viterbo.

Su Ohga ti abbiamo già spiegato come puoi acquistare cioccolato prodotto nel rispetto dei diritti umani e dell'ambiente. Si trova anche al supermercato ed è contraddistinto da alcune certificazioni specifiche, come Fairtrade e Rainforest Alliance. Ti conviene sportare il tuo sguardo soprattutto su queste marche, perché il vero problema, quello che più di tutti riguarda direttamente te, è che entro il 2050 di cioccolato potrebbe proprio non essercene più.

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Sono Laureata in Lingue e letterature straniere e ho frequentato la Scuola di giornalismo “Walter Tobagi” di Milano. Le mie passioni altro…