La Commissione Europea ha deciso: stop alla vendita di auto a benzina e diesel entro il 2035

Nella giornata di ieri è stato presentato il pacchetto di misure chiamato “Fit for 55”, che dovrebbe guidare i Paesi membri dell’Ue verso l’obiettivo della riduzione delle emissioni del 55% rispetto ai livelli del 1990 e della neutralità climatica entro il 2050. Per evitare che i costi della transizione ecologica ricadano sulle fasce più deboli della popolazione, verrà costituito un Fondo sociale per il clima.
Federico Turrisi 15 Luglio 2021

Per il Green Deal europeo è arrivato il momento della verità. Con il pacchetto di misure "Fit for 55", presentato ieri dalla Commissione Europea, si traccia il percorso che dovrebbe portare il Vecchio Continente all'obiettivo della neutralità climatica (zero emissioni nette di carbonio) entro il 2050. Perché si chiama "Fit for 55"? Semplice, perché dovremo arrivare entro il 2030 a tagliare le emissioni di gas serra del 55% rispetto ai livelli del 1990.

La sfida enorme che ci troviamo di fronte ha un nome ben preciso: transizione ecologica. In sostanza, l'Unione Europea sta fissando la tabella di marcia per la sua rivoluzione verde, chiedendo ai Paesi membri di portare avanti una profonda trasformazione industriale e socio-economica. Pensiamo solo al passaggio dai combustibili fossili alle energie rinnovabili o al passaggio verso un modello più efficiente di economia circolare. Del resto, non ci sono alternative. La lotta contro i cambiamenti climatici richiede interventi immediati e incisivi.

Le misure

Il pacchetto si compone di 13 proposte legislative che riguardano numerosi settori: da quello energetico a quello agricolo, passando per il ciclo dei rifiuti e per i trasporti (automobili, treni, aerei, navi). Per quanto riguarda quest'ultimo punto, probabilmente il provvedimento più importante è quello di fissare al 2035 lo stop all'immissione sul mercato comunitario dei veicoli alimentati con motori a combustione interna (diesel e benzina, per intenderci). I Paesi membri dovranno quindi accelerare sulla transizione verso un modello più sostenibile di mobilità, investendo sulle infrastrutture necessarie: ogni 60 chilometri ci dovrà essere una stazione per la ricarica elettrica e ogni 150 chilometri per il rifornimento di idrogeno.

Con il pacchetto Fit for 55, la Commissione Europea intende poi rivedere il sistema ETS (Emissions Trade System), ovvero il mercato delle quote di carbonio, per affiancarne uno nuovo che permetta di regolare le emissioni legate al settore dei trasporti e al riscaldamento degli edifici. Si propone inoltre di introdurre una carbon tax alle frontiere per i prodotti importati dall'estero, in base al principio "chi inquina, paga". Questo con l'obiettivo di spingere anche i Paesi extra-europei a ridurre le loro emissioni di gas serra e scoraggiare la delocalizzazione delle attività produttive ad alta intensità di carbonio fuori dal territorio europeo.

C'è un altro fatto da tenere in considerazione. Il peso della transizione ecologica non può e non deve ricadere sulle fasce più vulnerabili della popolazione, alimentando disuguaglianze e tensioni sociali (vedi la rivolta dei gilet gialli nel 2019 in Francia: la miccia che fece divampare l'incendio fu proprio l'aumento del costo del carburante). Per scongiurare questo pericolo, la Commissione Europea ha previsto l'istituzione di un Fondo sociale per il clima – 72,2 miliardi di euro di finanziamenti nel corso di sette anni – per garantire una transizione più equa, contrastare la povertà energetica e sostenere le persone economicamente in difficoltà colpite dalla chiusura di settori industriali inquinanti.

Un modello per il resto del mondo

Certo, l'obiettivo principale del pacchetto di misure è quello di rilanciare l'economia europea in chiave green, incrementando la competitività delle imprese e creando nuove opportunità per l'innovazione, gli investimenti e l'occupazione. Ma il Green Deal europeo ha anche una forte valenza geopolitica. In questo modo, l'Unione Europea vuole imporsi come guida nell'azione nell’azione globale per fronteggiare l’emergenza climatica e come modello per gli altri Paesi del mondo. Un messaggio molto importante in vista di un appuntamento cruciale come la Cop26 di Glasogow, prevista per il prossimo novembre.

Le reazioni degli ambientalisti

Non risparmiano critiche alla Commissione Europea le associazioni ambientaliste, che chiedono obiettivi più ambiziosi. "Il nuovo pacchetto Fit for 55 adottato dalla Commissione è inadeguato a fronteggiare la sempre più preoccupante emergenza climatica", afferma Stefano Ciafani, presidente di Legambiente. "Per contribuire equamente al raggiungimento dell’obiettivo di 1.5°C previsto dall’Accordo di Parigi, l’Europa deve ridurre le emissioni di almeno il 65% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, andando ben oltre il 55% previsto dalla Legge europea sul clima".

Sulla stessa lunghezza d'onda anche Greenpeace, per cui, nonostante gli accattivanti annunci da parte della Commissione Europea, il pacchetto Fit for 55 non è sufficiente per affrontare seriamente la crisi climatica. "L’intero pacchetto si basa su un obiettivo troppo basso e non conforme alle indicazioni scientifiche, e non fermerà la distruzione degli ecosistemi", commenta Jorgo Riss, direttore di Greenpeace Ue. "Molte delle politiche presentate non entreranno in vigore prima di dieci anni o più, come lo stop alla vendita di auto inquinanti che non avverrà prima del 2035. Mentre altre scelte andranno ad alimentare la crisi climatica, come l’aver deciso di etichettare l’utilizzo di risorse forestali come energia rinnovabile".