La giustizia climatica: per un mondo che rispetti i diritti di tutti (anche nel climate change)

La crisi climatica colpisce tutti, ma spesso ha effetti più prorompenti nei confronti di chi ne è meno responsabile.
Gianluca Cedolin 24 settembre 2020

Il segretario generale delle Nazioni unite, Antonio Guterres, ha detto una volta che «il cambiamento climatico sta accadendo ora, a tutti noi. Nessuno stato o comunità sono immuni», aggiungendo però che «come sempre in questi casi, i più poveri e vulnerabili sono i primi a soffrirne e quelli maggiormente colpiti». Un ragionamento giusto: la crisi del clima (e tutte le sue deleterie e ormai note conseguenze) riguarda tutti, e nessuno può oggi sentirsi intoccabile, ma è altrettanto innegabile che a farne le spese maggiori sono le persone più svantaggiate in base al reddito, alla rappresentanza politica, ma ancor peggio a causa del genere e del gruppo etnico.

Si potrebbero fare moltissimi esempi su questo; prendiamo degli eventi catastrofici come alluvioni e uragani, in aumento sia come frequenza che come intensità negli ultimi anni: una persona più povera potrebbe non avere la copertura assicurativa né i soldi per ricostruire la sua casa distrutta. E spesso le persone più povere appartengono a minoranze etniche; uscendo per un momento dall'argomento della crisi climatica, basta vedere come negli Stati Uniti il Covid-19 ha colpito diversamente gli afroamericani e i bianchi (in maniera maggiore e più grave i primi).

Cos'è la giustizia climatica

Il concetto di giustizia climatica riguarda questo, fa riferimento alla crisi climatica in termini non solamente ambientali, ma anche etici e morali, oltre politici. L'idea è quella di creare un mondo più equo, che tuteli l'ambiente per tutelare i diritti umani, soprattutto di chi subisce maggiori danni dal cambiamento climatico. Questi ultimi, ecco un'altra cosa fondamentale che va detta, spesso sono quelli meno responsabili della crisi. È un discorso che vale sia a livello personale (i ricchi inquinano più dei poveri, perché hanno più auto, vivono in case più grandi, viaggiano di più, ecc.), sia a livello geografico-statale (i paesi industrializzati, e quelli che ora si stanno più industrializzando, generano emissioni di gran lunga superiori ai paesi per esempio africani, che pure pagano conseguenze ben più drammatiche per l'aumento dei gas serra).

Sul sito del Governo italiano, da un parere del Comitato economico e sociale europeo sulla giustizia climatica, si riconosce «l'esigenza di considerare l'equità dell'impatto, spesso sproporzionato, dei cambiamenti climatici sui cittadini e sulle comunità sia nelle economie in via di sviluppo che in quelle sviluppate, riconoscendo anche che le categorie più vulnerabili e più povere sono spesso quelle che ne subiscono l’impatto maggiore anche se sono le meno responsabili delle emissioni che tale impatto determinano». Nella giustizia climatica rientrano concetti come parità di genere, giustizia sociale, diritto allo sviluppo.

Breve storia della giustizia climatica

Se sul concetto si dibatteva sin dall'inizio degli anni '90, il termine giustizia climatica è comparso per la prima volta sul finire del secolo scorso, nell'articolo di CorpWatch intitolato  Greenhouse Gangsters vs. Climate Justice del 1999, in cui si rifletteva sulla responsabilità dei paesi industrializzati nei confronti delle nazioni che subiscono di più il cambiamento climatico. Nel 2002 in occasione del Cop 6 in Olanda si è tenuto anche un Climate justice summit.

Nel 2010, poi, è stato creato un fondo annuale da 100 miliardi di dollari per mettere a disposizione dei paesi poveri delle infrastrutture e delle tecnologie più green, mentre cinque anni dopo, in occasione degli accordi di Parigi, era stato pensato un meccanismo di compensazione per i paesi colpiti o danneggiati dal cambiamento climatico. Alla fine non se n'è fatto nulla, per ora, perché non è stato trovato un accordo sulla responsabilità delle emissioni di gas serra: in sostanza, tutti faticavano a riconoscersi colpevoli del cambiamento climatico, e a pagarne quindi le conseguenze. Sono in molti, oggi, a spingere perché la giustizia climatica sia resa vincolante in qualsiasi accordo sul clima.

Un'altra interpretazione del concetto

A volte il termine giustizia climatica viene usato anche per indicare un'azione legale intrapresa da persone, associazioni, comitati contro uno stato o un'azienda ritenuti responsabili di politiche dannose per l'ambiente e per il clima. Uno dei casi più eclatanti, in questo caso, è quello successo in Olanda di cui ti avevamo parlato di recente, dove una sentenza della Corte suprema nata dall'azione legale della ong Urgenda ha stabilito che lo stato dovrà ridurre le emissioni di gas serra del 25% rispetto al 1990. Una sentenza storica, che potrà influenzare le molte altre battaglie legali attualmente in corso per vivere in un mondo più rispettoso dell'ambiente e dei diritti umani.