La lezione della pandemia secondo la Fao: “Oltre 3 miliardi di persone senza una dieta sana, servono sistemi agroalimentari resilienti”

Per l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura tutti i paesi del mondo devono rendere i propri sistemi agroalimentari più resilienti. Ovvero capaci di affrontare “shock improvvisi” come gli eventi climatici estremi, siccità e incendi, picchi di malattie e parassiti che colpiscono piante e animali. E dal momento che questi “colpi” sono in continuo aumento, la “rivoluzione” è urgente.
Kevin Ben Alì Zinati 29 Novembre 2021

Resilienza. Che non significa fermarsi e lasciare passivamente che le cose vadano come devono. Essere resilienti significa incassare i colpi che non possiamo evitare e reagire in maniera costruttiva.

Quando parlo di colpi parlo per esempio di eventi climatici estremi, siccità e incendi, picchi di malattie e parassiti che colpiscono piante e animali.

Dal settore sanitario a quello economico fino a quello agroalimentare, questo devono fare i paesi del Mondo: guidare tutti gli ambiti della società utilizzando la bussola della resilienza e dello spirito di adattamento.

Il punto, però, è che non lo siamo facendo, specialmente nel settore agroalimentare. Oggi sono ci sono quasi 3 miliardi di persone che non possono permettersi una dieta sana. Si tratta praticamente del 40% della popolazione mondiale.

E il numero potrebbe anche lievitare di un altro miliardo se un altro “colpo” dovesse ridurre i redditi di un terzo, e in più quasi 850 milioni di persone potrebbero finire nella morsa di una crescita del costo del cibo incontrollabile.

Il nuova rapporto SOFA 2021 elaborato dalla Fao ha evidenziato quanto siano fragili i nostri sistemi agroalimentari di fronte a “shock” improvvisi come quelli a cui abbiamo assistito con la pandemia. Che è stata inevitabilmente uno dei principali motori dell’ultima accelerate della fame nel mondo.

Quando parla di shock, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura si riferisce a deviazioni a breve termine dalle tendenze a lungo termine che hanno effetti negativi sostanziali su un sistema, sullo stato di benessere delle persone, sui beni, sui mezzi di sussistenza, sulla sicurezza e sulla capacità di resistere a shock futuri”.

Il punto, come dicevo prima, è che a queste deviazioni, purtroppo, avremmo dovuto già essere pronti ma non lo siamo.

Ancora prima che Sars-CoV-2 rivoluzionasse la nostra vita, il mondo, dice la Fao, non era sulla buona strada per rispettare il suo impegno a porre fine alla fame e alla malnutrizione entro il 2030.

Senza contare i conflitti armati, l’aumento dei prezzi alimentari globali, sono anni che le disastrose conseguenze del cambiamento climatico, le inondazioni, le tempeste e tutti gli altri eventi estremi (in continuo aumento) mettono in grande difficoltà il sistema di produzione alimentare e le catene di approvvigionamento. Questo scenario, una volta di più, può aiutarti a capire quanto il patto di Glasgow e tutte le "parole" arrivate dalla Cop26 siano urgenti e prioritarie.

I sistemi agroalimentari mondiali, quindi la complessa rete di attività coinvolte nella produzione di prodotti agricoli alimentari e non alimentari, nonché nel loro stoccaggio, lavorazione, trasporto, distribuzione e consumo, producono 11 miliardi di tonnellate di cibo all'anno e danno lavoro a miliardi di persone , direttamente o indirettamente” scrive la Fao. Per questo puoi capire che rafforzare la loro capacità di sopportare gli “shock” è una necessità reale.

A questo punto ti starai chiedendo come si può innescare la “rivoluzione” che renda il concetto di resilienza una parte strategica delle risposte dei nostri sistemi agroalimentari alle sfide attuali e future.

Secondo gli esperti, la chiave è la diversificazione delle fonti di input, della produzione, dei mercati e delle catene di approvvigionamento, nonché degli attori coinvolti. “La diversità crea molteplici percorsi per assorbire gli shock. Sostenere lo sviluppo di piccole e medie imprese agroalimentari, cooperative, consorzi e cluster aiuta a mantenere la diversità nelle catene del valore agroalimentare nazionali”.

Tra gli altri punti strategicamente determinanti, i Governi dovrebbero investire anche nella connettività, intesa come reti agroalimentari ben collegate in grado di “superare le interruzioni più rapidamente spostando le fonti di approvvigionamento e i canali per il trasporto, il marketing, i fattori di produzione e la manodopera”.

L’obiettivo è garantire un mondo libero dalla fame e per provare a raggiungerlo, scrive l’Organizzazione, ogni Paese dovrebbe migliorare le capacità di resilienza delle famiglie vulnerabili. Come? Attraverso un migliore accesso alle risorse, a fonti di reddito diversificate e programmi di protezione sociale in caso di “shock”.