La nuova Pac approvata dal Parlamento Europeo scontenta gli ambientalisti: “Green Deal sconfessato”

Chi si aspettava una Politica Agricola Comune più in linea con i valori della tutela ambientale è rimasto deluso: venerdì scorso a Strasburgo è stato approvato un accordo al ribasso che, secondo le organizzazioni ambientaliste, continua ad avvantaggiare il modello intensivo delle grandi aziende agricole, penalizzando i piccoli produttori.
Federico Turrisi 26 Ottobre 2020

Occasione persa, passo indietro, disastro. È unanime il coro di indignazione delle organizzazioni ambientaliste per il voto di venerdì scorso sulla nuova Pac, ossia la Politica agricola comune (in inglese Cap, Common Agricultural Policy). Con 425 voti a favore, 212 contrari e 51 astenuti il Parlamento Europeo ha infatti approvato un pacchetto di compromesso al ribasso rispetto alla proposta originaria della Commissione Europea.

Ricordiamo che la Pac rappresenta il principale strumento di sostegno all’agricoltura europea e impegna circa un terzo del bilancio comunitario con 357 miliardi di euro in 7 anni, a partire dal 2022. Non stiamo parlando di bruscolini. Il dito degli ambientalisti è puntato contro l'Unione Europea soprattutto per il suo atteggiamento ambiguo: se da una parte proclama l'importanza e l'urgenza delle azioni a contrasto dei cambiamenti climatici con il Green Deal, dall'altra non dà inizio a una vera trasformazione, e anzi continua a finanziare gli allevamenti intensivi e in generale un modello agricolo che non fa proprio bene al pianeta. Oltre a contribuire al riscaldamento globale, le attività legate all'agricoltura intensiva sono tra i principali responsabili del grave e diffuso degrado degli habitat naturali europei.

Per ridurre le emissioni di gas serra e la perdita di biodiversità era richiesta dunque una svolta. Ma questa non è arrivata, e si è voluto lasciare invece perpetuare il sistema del passato. Non è un caso che i ragazzi di Fridays for Future Italia hanno lanciato la campagna #WithdrawThisCAP, a cui hanno già aderito diverse associazioni ambientaliste, (tra cui Terra! Onlus e Greenpeace, per esempio) per chiedere ai leader europei, e nello specifico al commissario responsabile per il Green Deal Frans Timmermans e alla Commissione Europea, di ritirare la nuova Pac. Non usa mezzi termini anche Monica Di Sisto, vicepresidente di Fairwatch: "Questo è lo scenario peggiore possibile".

Che cosa non va di questa nuova Pac?

C'era molta aspettativa sulla Pac da parte di tutte quelle organizzazioni che credevano nella scelta della Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen di improntare tutte le politiche europee sotto la grande bandiera della rivoluzione verde. Non è stato così. E non si può neanche dire che verranno stanziati altri fondi per l'agenda verde, perché siamo in una situazione emergenziale: la pandemia incide sul bilancio comunitario e sta colpendo duramente l'economia dei Paesi membri, che si stanno indebitando. Tutto quello che non verrà speso per l'agricoltura, uno dei settori più problematici in termini di emissioni di gas climalteranti, non aiuterà a innescare la trasformazione. Coloro che hanno a cuore le sorti del pianeta hanno capito che non si può continuare ad andare avanti in questa direzione.

Chi si avvantaggia con questa Pac?

È una vittoria della lobby dell'agroindustria. Ha vinto il modello agricolo europeo basato sulle grandi imprese, che tra l'altro sono già i primi beneficiari della Pac. Ha vinto chi punta su agricoltura e allevamenti intensivi, senza pensare agli impatti ambientali e ai potenziali rischi per la salute. E infine ha vinto chi sfrutta il modello intensivo facendo perno sulla grande distribuzione organizzata da un lato, e sull'export a tutti i costi dall'altro.

Chi invece ci rimette?

Perde il modello della filiera corta, chi lavora sulla qualità del prodotto. Il passaggio in Parlamento della Pac ha fatto saltare tutti quei tentativi di ancorare i fondi aggiuntivi agli eco-schemi, cioè a delle forme misurabili e controllabili di riduzione dell'impatto ambientale, premendo sulla volontarietà dell'agricoltore, sulla convenienza economica e sul business as usual. In questo modo possono continuare a sfregarsi le mani i giganti dell'industria agroalimentare.

Possibile che in un solo colpo sembra che venga rinnegato lo spirito che permea non solo il Green Deal, ma anche la strategia Farm to Fork e quella sulla biodiversità?

È così. Quello che professano a parole viene poi sconfessato con l'impiego dei fondi europei. La Commissione Europea dice "attraverso il commercio noi promuoviamo lo spazio di mercato europeo come uno dei più avanzati dal punto di vista sociale e ambientale", ma se poi per esempio andiamo a vedere nei dettagli tra le carte dell'accordo di libero scambio con i Paesi del Mercosur, notiamo che di vincolante c'è poco e niente. Insomma, tante belle parole, ma poi ci allontaniamo dagli obiettivi stabiliti dall'Accordo di Parigi sul clima. E non dimentichiamoci che questa Pac impegna l'Europa per altri sette anni a partire dal 2022, fino alla fine del decennio praticamente.

Visto che non c'è niente di salvabile, qual è il prossimo passo? Chiedere il ritiro della Pac e proporre che cosa?

Un nuovo negoziato. La Commissione Europea aveva presentato la sua proposta, ma il Parlamento l'ha sconfessata, emendandola in maniera peggiorativa. L'unica cosa che si può sperare è che gli Stati convincano la Commissione a ritirare questa nuova Pac. Difficile che accada qualcosa del genere, considerato il voto favorevole del Parlamento, che è l'organo rappresentativo dei cittadini europei.

Quasi un paradosso.

Già, perché se andassimo a vedere i vari sondaggi di opinione, scopriremmo che la maggior parte dei cittadini europei sono preoccupati per il cambiamento climatico, vorrebbero mangiare cibi più sani, si interessano al benessere animale eccetera. La politica sembra proprio andare nella direzione opposta. In questo caso è stata scelta la via più retriva. Il che lascia basiti se pensiamo che ogni anno l'agricoltura subisce danni per miliardi di euro a causa degli effetti del cambiamento climatico. Basta vedere l'aumento di frequenza e intensità degli eventi meteorologici estremi.