Le microplastiche sono anche dentro di noi: per la prima volta sono state trovate nel sangue umano

Una nuova ricerca, coordinata dalla Vrije Universiteit di Amsterdam, ha dimostrato che 17 dei 22 campioni di sangue esaminati contenevano molecole di materiali come Pet, polistirolo e polietilene, usati per bottiglie di plastica e imballaggi: ora si cerca di capire che impatto avranno sui nostri organi.
Martina Alfieri 25 Marzo 2022

L’inquinamento da microplastiche è estremamente insidioso, perché difficile da individuare, e ha ormai raggiunto ogni angolo del Pianeta, dall’Everest all’Antartide. Un nuovo studio, realizzato nei Paesi Bassi e coordinato dalla Vrije Universiteit di Amsterdam, è riuscito a dimostrare per la prima volta che le particelle di plastica riescono a insinuarsi anche nel sangue umano: l’80% delle persone sottoposte all’indagine è risultato avere microplastiche nel proprio sangue.

Gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista Environment International, hanno prelevato campioni di sangue da 22 donatori anonimi, ricercando e misurando, in particolare, tracce di cinque polimeri di plastica. La presenza di microplastiche è stata accertata in addirittura 17 campioni: il Pet (polietilene tereftalato) – con cui sono realizzate, ad esempio, le bottiglie di plastica –  è risultato il materiale con le più alte concentrazioni, essendo contenuto nella metà dei campioni analizzati. Un terzo, invece, conteneva polistirolo e un quarto polietilene, materiale comunemente usato per produrre i sacchetti di plastica.

"Il nostro studio è il primo che attesta che abbiamo particelle di polimeri nel nostro sangue – è un risultato rivoluzionario", ha dichiarato al Guardian Dick Vethaak, ecotossicologo della Vrije Universiteit di Amsterdam. "Ma dobbiamo estendere la ricerca e aumentare le dimensioni del campione, il numero di polimeri valutati, ecc. È certamente ragionevole essere preoccupati”.

Adesso le ricerche si concentreranno sugli effetti che queste microplastiche possono avere sulla salute dell’uomo: bisognerà approfondire come e in quanto tempo le particelle riescono a raggiungere gli organi, per capire che danni possono causare. Secondo i ricercatori, in particolare, giovani e bambini sono le fasce potenzialmente più vulnerabili.

L’inquinamento da plastica è sempre più dannoso e diffuso, e anche il problema delle microplastiche sulla salute dell’uomo diventerà più rilevante nei prossimi anni. Lo studio pionieristico condotto nei Paesi Bassi è importante perché può aiutarci a valutare meglio le conseguenze che la crisi ambientale avrà sulla salute delle persone.