Lo sapevi che anche l’olio va a male? Ecco come riconoscere se è ancora buono

Se ti è venuto un dubbio, puoi fugarlo grazie ai tuoi sensi: per capire se l’olio d’oliva è ancora commestibile o è scaduto, infatti, ci sono piccoli dettagli che puoi cogliere semplicemente osservandolo o annusandolo e assaggiandolo. Ecco come riconoscere l’olio irrancidito in pochi passaggi.
Sara Polotti 26 Luglio 2021
* ultima modifica il 24/01/2023

Non capita solo a te: sono moltissime le persone che spesso danno per scontata la data di scadenza di certi alimenti, credendoli quasi "immortali". La pasta e la farina, ad esempio, ma anche i condimenti. Pensiamo all‘olio di oliva: ti è mai capitato di leggere la data di scadenza? Solitamente non accade. Per due motivi: perché lo si consuma velocemente (nella cucina mediterranea e italiana è uno dei principali ingredienti!), e soprattutto perché si ritiene abbia una durata molto lunga.

In parte è vero, ma è bene sapere che anche l'olio d'oliva può irrancidire e andare a male. Ecco quindi come riconoscere se l'olio che stai portando in tavola è ancora buono oppure rancido.

Olio d'oliva: quanto dura

Un primo dato per capire se l'olio è ancora buono o se l‘olio è scaduto è conoscere il suo ciclo di vita. Ovvero: quanto dura l'olio? Qual è la data di scadenza in relazione al suo imbottigliamento? Tendenzialmente, l'olio d'oliva mantiene le sue proprietà fino a 18 mesi dalla data di estrazione. Meglio, quindi, non utilizzarlo trascorso questo tempo.

Questo periodo può naturalmente variare, sia in base al tipo di olio, sia in relazione alla sua conservazione. Ad esempio, se è stato conservato in bottiglie non ambrate (vetro o plastica) può alterarsi.

Il colore: indicatore importante

Il colore dell'olio è il primo dato che può indicarti se è buono oppure rancido. L'olio ancora buono è infatti giallo o verde, dorato e vivo, e non ambrato o rossastro, ad esempio. Tutti i colori che non sono tra il giallo e il verde classici devono farti scattare un campanello di allarme.

La variazione di colore, infatti, indica che l'olio non è probabilmente stato conservato correttamente e, imbottigliato in un contenitore non ambrato o scuro, è stato esposto ai raggi solari o alla luce.

Colore, odore e sapore sono aspetti cruciali per capire se l’olio d’oliva è scaduto o è ancora buono.

L'odore e il sapore

Il secondo indicatore sono i nostri sensi più legati al cibo, e cioè il gusto e l'olfatto. Se, una volta aperto, l'olio ti sembra rancido, acido o sgradevole (annusato o assaggiato), significa che è andato a male.

Cosa fare e come conservarlo meglio

L'olio andato a male (perché hai fatto le prove scritte sopra o perché addirittura si è superata la data di scadenza indicata sulla confezione) non va assolutamente mangiato, e quindi nemmeno utilizzato per le fritture. Tutt'al più puoi sfruttarlo per progetti casalinghi, ad esempio per creare saponi oppure per oliare meccanismi cigolanti o mobili in legno che necessitano nutrimento.

Per le prossime volte, conserva meglio l'olio: se l'hai acquistato in una bottiglia trasparente, travasalo in una ambrata o scura, in vetro. Tienilo sempre in una dispensa chiusa al riparo sia dalla luce, sia da fonti di calore, e infine controlla sempre che non subisca sbalzi di temperatura.

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.