Mezzo mondo attraversato a piedi, la malattia rara e un fegato di 10kg: è la storia di Paola e Zaidane e di un trapianto salvavita

Zaidane era un cittadino bengalese di 38 anni giunto in Italia dopo aver attraversato almeno 8 paesi a piedi e deceduto a causa di una grave malattia. Grazie al consenso dato dalla famiglia, è diventato il donatore degli organi che hanno permesso di salvare Paola, una donna di 50 anni affetta da una rara malattia che le aveva compromesso la vita in maniera devastante.
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Kevin Ben Alì Zinati 27 Marzo 2024
* ultima modifica il 27/03/2024

Paola e Zaidane sono nomi inventati per coprire le loro identità ma la storia che li unisce è incredibile e vera, verissima.

Lei è una donna di 50 anni che da tempo è costretta alla dialisi per colpa di una malattia rara che, in più, le ha ingrossato il fegato al punto da farlo pesare più di 10 kg.

Lui, invece, era un cittadino bengalese di 38 anni che, partito a piedi dal suo Paese, ne ha attraversati almeno altri 8 prima di arrivare in Lombardia e scoprire di essere affetto da un grave problema di salute.

Hai notato i due tempi verbali diversi? Lì dentro si gioca la storia che li unisce perché Zaidane, deceduto a causa della sua malattia, è stato il donatore degli organi che hanno permesso di salvare Paola in un doppio intervento all'Ospedale Niguarda di Milano.

Zaidane era arrivato in Lombardia dopo aver attraversato camminando parte del Medio Oriente e dei Balcani. Era riuscito a trovare un lavoro e ad iniziare una vita nuova ma, allo stesso tempo, aveva anche scoperto di soffrire di una grave ipertensione.

Un giorno, la malattia si è svegliata all’improvviso e ha provocato a Zaidane una vasta emorragia cerebrale. Ricoverato nella terapia intensiva di un ospedale lombardo, gli vengono diagnosticati danni neurologici seri e molto estesi.

Non solo: nelle ore successive viene anche colpito da un arresto cardiaco entrando alla fine in uno stato di coma profondo irreversibile.

Restava davvero poco da fare per Zaidane, tanto che i medici si attivano per rintracciare la famiglia e avvertirla: Zaidane non ce la farà, ma i suoi organi possono salvare qualcun altro ma per l’espianto serve il consenso di un parente.

La sorella, rintracciata in patria, riesce a divincolarsi dalla difficile burocrazia, parte per l’Italia e raggiunge il capezzale di Zaidane, dove autorizza la donazione.

Negli stessi giorni proprio Paola era stata ricoverata al Niguarda a causa della sua malattia, la policistosi epato-renale, a causa della quale aveva già perso il rene destro, era costretta a sottoporsi alla dialisi 3 volte alla settimana e il suo fegato era arrivato a pesare oltre 10 kg, impedendole di mangiare regolarmente o anche solo di stare seduta.

La sua vita è compromessa in modo devastante e solo un trapianto combinato di rene e di fegato avrebbe potuto salvarla. Facile a dirsi, ma trovare due organi contemporaneamente compatibili con il suo organismo non lo era affatto. Paola, infatti, era rimasta in lista d’attesa.

“Sono stati proprio il fegato e il rene di Zaidane a salvare la vita alla paziente – ha spiega Luciano De Carlis, direttore della Chirurgia Generale e dei Trapianti di Niguarda – perché la loro compatibilità era perfetta”. Le due storie diverse, lontane e drammatiche di Zaidane e Paola, alla fine, si sono intrecciate trovando il loro senso.

Una volta avuti gli organi, i medici per prima cosa hanno ricondizionato il fegato attraverso una procedura di perfusione che ha permesso di ottimizzarne la qualità e di garantirne una eccellente ripresa funzionale. A quel punto lo hanno trapiantato.

Subito dopo hanno ricondizionato anche il rene mentre i rianimatori ristabilizzavano le condizioni di Paola. Dopo 52 ore, hanno infine potuto trapiantare anche il rene, ed entrambi gli interventi sono stati un successo.

Paola oggi sta bene, è già uscita dalla rianimazione e potrà tornare presto alla vita di tutti i giorni. Soprattutto non dovrà più ricorrere alla dialisi.

Fonte | Ospedale Niguarda di Milano

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