Olio extravergine? Una nuova analisi rivela che l’etichetta potrebbe non essere conforme alla realtà

L’olio extravergine che compriamo al supermercato è davvero extravergine? Una serie di nuove analisi effettuate da Il Salvagente rivelano di no. Anche se i produttori garantiscono per il loro prodotto.
Sara Del Dot 14 Maggio 2021

La questione dell’olio extravergine, eccellenza “made in Italy”, potrebbe essere un po’ scivolosa e non soltanto per la composizione dell’alimento.

A rivelarlo una nuova indagine della rivista Il Salvagente che ha deciso di analizzare in tre laboratori differenti 15 oli acquistati al supermercato per verificarne la qualità.

Sono stati coinvolti il Laboratorio chimico dell’asm di Roma per il panel test, un laboratorio privato per la prova sui pesticidi e un ultimo per valutare acidità, perossidi, esteri etilici e ftalati.

Al panel test eseguito dal comitato di assaggio del laboratorio chimico dell’Agenzia delle Dogane e dei monopoli di Roma, 7 campioni su 15 (di cui solo uno di provenienza extra-Ue) sono risultati semplicemente vergini, senza quell’extra che dovrebbe renderli prodotto di punta nella gastronomia italiana.

Come sottolinea Il Salvagente, per essere valutato come extravergine un olio deve rispettare i parametri chimici previsti dalla normativa e superare la prova del panel test prevista per legge dal 1991”. Vergine è infatti una categoria inferiore all’extravergine, ed è quella a cui approdano gli oli che non soddisfano anche un solo requisito richiesto.

Ora ti chiederai, questa differenza può comportare problemi di salute? No, tuttavia quando acquisti un olio extravergine spendi molto di più rispetto a un olio vergine.

I risultati del test marchio per marchio

Gli oli analizzati dal Salvagente e riconosciuti come semplici derivati di oliva vergine, sono stati quelli di De Cecco Classico, Colavita Mediterraneo tradizionale, Carapelli Frantoio, Coricelli, Cirio classico, La Badia-Eurospin, Saggio Olivo di Todis. Tutti prodotti che le aziende hanno testimoniato come extra vergini e che avrebbero potuto perdere le loro proprietà durante le fasi di trasporto o stoccaggio.

Nello specifico, tenendo conto di tutti i criteri come prezzo, acidità, perossidi, esteri etilici, ftalati, dehp, polifenoli, pesticidi e prova d’assaggio, ecco la classifica del Salvagente:

  • Monini classico ha ottenuto un punteggio eccellente del 9,5%
  • Bertolli Fragrante ottimo (9)
  • Esselunga classico ottimo (8,8)
  • Olio Coop buono (7,9)
  • Conad classico buono (7,9)
  • Farchioni buono (7,5)
  • Primadonna Lidl medio (6,5)
  • Carrefour cucina delicata medio (6)
  • Carapelli il Frantoio scarso (3)
  • Cirio Classico scarso (3)
  • Colavita Mediterraneo tradizionale scarso (3)
  • Coricelli scarso (3)
  • De Cecco classico scarso (3)
  • Il Saggio Olivo Todis scarso (3)
  • La Badia Eurospin scarso (3)

Le reazioni delle aziende

Le aziende hanno replicato a questi risultati dichiarando che dai loro stabilimenti sia uscito soltanto olio certificato e sottolineando la quantità di controlli fatti sui loro prodotti. Alcune hanno portato l’attenzione sul fatto che le caratteristiche dell’olio devono essere mantenute attentamente anche in seguito all’uscita del prodotto dallo stabilimento per evitare che errori di conservazione o stoccaggio comportino effetti indesiderati. Altri hanno messo in dubbio la prova organolettica effettuata dal panel, additandola come troppo soggettiva nonostante lo stesso Consiglio di Stato abbia definito questo test essenziale anche perché basata su veri e propri parametri insindacabili.

Il Salvagente ha replicato che la sola cosa che è stata fatta è stata mettersi nei panni del consumatore per valutare, con e per lui, la qualità del prodotto che si ritrova ad acquistare al supermercato basandosi esclusivamente sull’etichetta, suo unico modo per poter effettuare una scelta consapevole.

Fonte | Il Salvagente