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24 Maggio 2021
12:00

Per colpa dei cambiamenti climatici potremmo non avere più così tanto da mangiare: lo studio

Un terzo dell’attuale produzione alimentare potrebbe scomparire entro il prossimo secolo se non riusciremo a restare entro gli accordi di Parigi mantenendo l’aumento delle temperature globali entro i 2 gradi. Meglio se 1,5.

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Per colpa dei cambiamenti climatici potremmo non avere più così tanto da mangiare: lo studio
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I cambiamenti climatici potrebbero mettere a rischio gran parte della produzione di cibo, soprattutto se non riusciremo a rispettare gli obiettivi sanciti tramite l'accordo di Parigi, ovvero il mantenimento del riscaldamento globale entro i 2 gradi, meglio se 1,5, dai livelli pre-industriali.

Se la temperatura mondiale continuerà a salire i risultati potrebbero essere disastrosi, a cominciare proprio dalla perdita di un terzo della produzione alimentare. È ciò che emerge dalla ricerca di un’università finlandese di Aalto, pubblicata sulla rivista scientifica One Earth.

I ricercatori hanno fatto sapere che al momento quasi tutta la produzione agricola, per la precisione il 95%, deriva da aree definite di “spazio climatico sicuro” in cui le condizioni climatiche non sono così estreme da comprometterne la crescita.

Il rischio però, se proseguiremo il trend attuale in termini di emissioni di inquinanti, è che queste aree nel tempo si riducano drasticamente, soprattutto a causa di un aumento consistente delle temperature che portino a un rialzo di 3,7 gradi dai livelli pre-industriali. La conseguenza potrebbe essere la messa a rischio di un terzo della produzione alimentare entro fine secolo.

Diversamente, se riuscissimo a mantenere l'aumento delle temperature entro quanto stabilito dall'accordo di Parigi, potremmo essere in grado di salvaguardare anche le nostre fonti alimentari.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.