Perché è così importante la Cop26 di Glasgow?

C’è chi la definisce l’ultima chiamata per evitare le conseguenze più catastrofiche dei cambiamenti climatici. La Cop26 dovrà essere il “sequel” della Cop21 di Parigi: i Paesi del mondo sono chiamati a presentare i loro piani nazionali aggiornati per ridurre le emissioni di gas serra e bisognerà trovare un accordo comune per centrare l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale possibilmente sotto 1,5°C rispetto all’era preindustriale.
Federico Turrisi 18 Ottobre 2021

Sono mesi che ne sentiamo parlare. Ma perché la Cop26 di Glasgow, ovvero la prossima Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, è così importante per il destino del nostro pianeta, e quindi di tutti noi? Per spiegartelo dobbiamo fare un passo indietro. Dobbiamo cioè tornare al 12 dicembre 2015, quando accadde qualcosa, per certi versi, di straordinario.

Al termine della Cop21 di Parigi, i Paesi del mondo che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (in sigla Unfccc) decisero di stringere un patto, diciamo così, promettendo di contenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi centigradi, puntando a limitarlo a 1,5 gradi rispetto all'epoca preindustriale. È il famoso Accordo di Parigi.

In quella occasione ciascun Paese si impegnò a creare un piano nazionale indicando i propri obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra. Questi piani sono chiamati Nationally Determined Contributions (Ndc), ovvero contributi determinati a livello nazionale. I Paesi concordarono che ogni cinque anni avrebbero presentato un piano aggiornato che rifletteva la loro massima ambizione possibile in quel momento per quanto riguarda il contrasto alla crisi climatica.

Cinque anni sono passati. Anzi, ne sono passati sei. La Cop26 infatti si sarebbe dovuta svolgere l'anno scorso, ma è slittata al 2021 a causa della pandemia. A ospitare il cruciale appuntamento – ricordiamolo – è il Regno Unito, in partnership con l'Italia (non a caso, la Pre-Cop26 si è svolta a Milano tra il 30 settembre e il 2 ottobre).

Ebbene, gli Ndc presentati a Parigi si sono rivelati insufficienti per rimanere sotto i due gradi. La Cop26 di Glasgow è, in estrema sintesi, il primo vero banco di prova per gli Stati dopo l'Accordo di Parigi. Sono numerose le questioni sul tavolo, tra cui la messa a punto di strumenti di finanza climatica (come il fondo da 100 miliardi di dollari l'anno per i Paesi in via di sviluppo). Ma la partita fondamentale si giocherà proprio sull'incremento degli Ndc. In sostanza, i leader mondiali sono chiamati ad assumersi la responsabilità di stabilire target di decarbonizzazione al 2030 più stringenti, per puntare poi alla carbon neutrality (ovvero alle zero emissioni nette) il prima possibile. Questo vuol dire innanzitutto premere l'acceleratore sullo sviluppo delle energie rinnovabili.

Paesi come gli Stati Uniti, Unione Europea e Giappone si sono prefissati di raggiungere questo obiettivo entro il 2050. La Cina ha spostato l'asticella più avanti, al 2060. Ma c'è una serie di Stati che si sta mettendo di traverso, rischiando di far naufragare la Cop26 di Glasgow. Russia, India, Australia, Arabia Saudita e altri Paesi non hanno infatti alcuna intenzione di adottare una politica di graduale abbandono dei combustibili fossili, da cui dipendono ancora fortemente. Così facendo, però, non fanno che alimentare un sistema economico decisamente poco sostenibile dal punto di vista della lotta ai cambiamenti climatici.

Secondo il World Energy Outlook 2021, pubblicato dall'Iea (l'Agenzia internazionale dell'energia) la scorsa settimana proprio in vista della Cop26, la transizione energetica si sta compiendo troppo lentamente e di questo passo la temperatura media globale è destinata ad andare ben oltre i + 2 °C rispetto ai livelli preindustriali entro la fine del secolo. Il tempo per invertire la rotta sta per esaurirsi. La Cop26 di Glasgow ha tutto il sapore di un'ultima chiamata per evitare le conseguenze peggiori dei cambiamenti climatici.