Pesca sostenibile: ecco perché è fondamentale per mantenere in salute i nostri mari

I mari di tutto il mondo sono sovra-sfruttati. Pratiche di pesca illegale e poco controllate unite a una richiesta di pesce in costante crescita da parte dei consumatori hanno condotto a una carenza diffusa di risorse ittiche. Ciò significa che l’importazione è all’ordine del giorno e la sostenibilità delle pratiche di pesca viene lasciata da parte per fare posto alla quantità. La soluzione, però, esiste e si chiama pesca sostenibile.
Sara Del Dot 29 ottobre 2019

Non siamo abituati a domandarci da dove arriva la spigola che acquistiamo al mercato o che ordiniamo al ristorante. Eppure, di pesce ne mangiamo davvero tanto. Circa 20,4 kg pro-capite ogni anno. Secondo l’ultimo rapporto FAO, “The state of world fisheries and aquaculture”, entro il 2030 la produzione da pesca di cattura e acquacoltura raggiungerà le 201 milioni di tonnellate, il 17% in più rispetto al livello attuale. Ma cosa comportano queste cifre in concreto? Quali sono le conseguenze di questi numeri sui nostri mari? C’è davvero così tanto pesce nel mondo?

La risposta non è così scontata. Guardando in casa nostra, è ormai cosa nota che il 93% degli stock ittici nel Mediterraneo è in costante condizione di sovrasfruttamento. In pratica, noi peschiamo e mangiamo dai nostri mari molto più di quanto questi siano in grado di sopportare. Il 9 luglio 2019 è infatti scattato il “Fish dependence day”, ovvero l’ufficiale esaurimento delle scorte di risorse ittiche europee. La sua conseguenza? Dipendere dal pesce di importazione per il resto dell’anno. Il che non rappresenta certo una novità. Circa l’85% del pesce che finisce sulle nostre tavole, infatti, proviene dall’estero e l’Unione europea si attesta come principale importatore al mondo di prodotti ittici.

"Cambiamento climatico e sfruttamento eccessivo della pesca sono fonte di estrema preoccupazione per la salute dei mari e degli oceani." Dichiarano Isabella Resca e Valentina Prati, portavoce di MSC, Marine Council Stewardship, organizzazione no profit che promuove la pesca sostenibile in tutto il mondo. "Ma c’è di più: il pesce fornisce il 17% di proteine animali consumate a livello globale; una sua scomparsa costituirebbe una catastrofe alimentare mondiale."

Qual è quindi la soluzione a questa situazione? In che modo possiamo aiutare i mari (nostri e del mondo intero) a ripopolarsi, all’interno di una realtà in cui il consumo di pesce nelle nostre cucine non fa che crescere a dismisura? La risposta è una sola e ha un nome: pesca sostenibile.

Cos’è la pesca sostenibile?

"La diffusione della pesca sostenibile può innescare un circolo virtuoso che conduca lentamente il mercato ittico a divenire a sua volta sostenibile. In questo ambito, la sostenibilità parte dall’acqua, dalle attività di pesca." 

Quella sostenibile è un tipo di pesca praticata nel totale rispetto del mare, dei suoi abitanti e anche delle popolazioni per le quali questa attività rappresenta la principale fonte di sostentamento. Ciò implica un rigido rispetto delle regole sulla pesca e l’utilizzo di strumenti che non distruggono gli habitat acquatici. L’obiettivo della pesca sostenibile, infatti, è lasciare in mare un numero di pesci sufficiente da favorire la costante riproduzione degli stock ittici, mantenendo intatto l’equilibrio degli habitat. Il sovrasfruttamento dei mari causato dalla pesca indiscriminata, poco selettiva e spesso illegale, provoca infatti sprechi alimentari dovuti alla raccolta troppo intensa, cattura e morte di esemplari non destinati al mercato alimentare come tartarughe e delfini a causa di metodologie di pesca poco mirate e spopolamento di intere zone acquatiche che può causare enormi problemi anche alle comunità di pescatori che le abitano.

"Le conseguenze preoccupanti della pesca insostenibile", proseguono le portavoce di MSC. "Non sono solo ambientali, ma anche socio-economiche, perché interessano anche più di 800 milioni di persone, la maggior parte delle quali vive in paesi in via di sviluppo, che dipendono dai prodotti ittici come fonte di nutrimento e di reddito per le loro famiglie. L’importanza della pesca sostenibile è sottolineata con forza dalle Nazione Unite nella loro Agenda per lo Sviluppo Sostenibile, il cui obiettivo 14 ‘Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile' richiama la necessità di utilizzare in modo sostenibile le risorse marine."

Cosa puoi fare tu?

Incentivare la pesca sostenibile non è compito soltanto degli addetti ai lavori. In qualità di consumatore anche tu, nel corso dei tuoi acquisti, puoi contribuire a migliorare il modo in cui il pesce che mangi arriva sulla tua tavola. E puoi farlo semplicemente scegliendo bene e consapevolmente. La tua scelta deve ricadere su pesce di stagione, pescato localmente e non importato dall’estero, della giusta taglie e pescato o allevato con metodi corretti. Troppo difficile riuscire a fare attenzione a tutto questo?

Bene, per facilitarti le cose, il Marine Stewardship Council ha creato un marchio che ti consente di verificare con un solo sguardo la sostenibilità del pesce che hai davanti. Se il prodotto presenta il bollino blu con il pesce e la sigla MSC, significa che la sua produzione è stata valutata da un ente esterno di certificazione accreditato e che le sue modalità vengono controllate e monitorate annualmente.

"In un paese come l’Italia dove si consumano in media 31kg di pesce l’anno, il modo più immediato che il singolo cittadino ha a disposizione per promuovere la pesca sostenibile è quello di consumare prodotti ittici provenienti da fonti sostenibili." Concludono le portavoce di MSC. "Il cittadino che acquista un prodotto certificato MSC diventa il promotore primario di un circolo virtuoso che attraverso i propri consumi, aumenta il valore dei prodotti provenienti da fonti sostenibili e spinge sempre più pescatori e aziende verso pratiche di pesca veramente rispettose dei mari."