Plastic tax rinviata al 2023. Ambientalisti all’attacco: “Per il governo la transizione ecologica può aspettare”

La conferma del rinvio al 2023 dell’entrata in vigore dell’imposta arriva con il via libera del Consiglio dei Ministri al Documento programmatico di bilancio per il 2022. Esultano i produttori di imballaggi di plastica, mentre la decisione del governo lascia scontente le associazioni ambientaliste come Legambiente e Greenpeace, che parlano di “ennesima occasione mancata”.
Federico Turrisi 21 Ottobre 2021

Doveva entrare in vigore inizialmente nel luglio dello scorso anno. Poi c'è stato uno slittamento al 1 gennaio 2021 e ancora al 1 luglio 2021, infine al 1 gennaio 2022. E adesso un altro rinvio al 2023. Stiamo parlando della plastic tax, la discussa imposta concepita dall'Unione Europea come uno strumento per accelerare nella lotta contro la plastica monouso, considerata dannosa per l'ambiente, e nello sviluppo di un modello di economia circolare.

Così ha deciso il governo Draghi con l'approvazione, nel Consiglio dei Ministri del 19 ottobre, del Documento programmatico di bilancio per il 2022. Tirano un sospiro di sollievo gli industriali italiani che fin da subito si sono mostrati ostili nei confronti della plastic tax, visto che, secondo loro, l'entrata in vigore dell'imposta causerebbe il forte calo del fatturato di un intero settore e la conseguente perdita di posti di lavoro.

Dall'altro canto, il rinvio della plastic tax fa infuriare gli ambientalisti. Durissima la critica di Greenpeace. "Il governo della finzione ecologica mantiene l’industria in un passato ancora dipendente dalle fonti fossili", si legge in un tweet rivolto a Palazzo Chigi e al Ministero della Transizione Ecologica. "Perdiamo l'ennesima importante occasione per tassare un comparto industriale inquinante e destinare i proventi a una vera riconversione sostenibile del settore. Rinviare un’altra volta la plastic tax vuol dire darla vinta alle lobby a scapito delle persone e del pianeta. Qualsiasi ritardo nell'attuazione di misure politiche giuste e urgenti è un pesante fardello per gli ecosistemi e le future generazioni. Il governo faccia marcia indietro".

Sulla stessa lunghezza d'onda anche Legambiente. "Il rinvio della plastic tax rappresenta l'ennesima occasione mancata, perché posticipare ancora l'entrata in vigore significa non fare partire mai il provvedimento, visto che tra un anno saremo in campagna elettorale e ci sarà con ogni probabilità un nuovo slittamento", commenta il presidente dell'associazione ambientalista Stefano Ciafani. "Eppure l'Italia, negli ultimi dieci anni, ha fatto da apripista nella lotta all'inquinamento da plastica e nell'innovazione industriale per ridurlo, con la bioplastica. La decarbonizzazione della filiera petrolchimica si velocizza penalizzando i prodotti più inquinanti, cosa che appunto fa la plastic tax. Con il rinvio si rallenta la transizione".