Sabbia troppo bollente e temperature impossibili: così i rifiuti di plastica minacciano (anche) le tartarughe

La scoperta sull’isola di Henderson, nel Pacifico meridionale, e sulle isole Cocos nell’Oceano Indiano: accumulandosi, i rifiuti creerebbero uno strati isolante sotto cui la temperatura del terreno aumenterebbe anche di 2,5°C mettendo in serio pericolo le specie animali che vivono sopra e sotto la sabbia.
Kevin Ben Alì Zinati 13 Giugno 2021

Infiniti. Sono purtroppo i modi in cui la plastica può impattare sulla nostra vita e sul nostro ambiente.

Non bastano per esempio le microplastiche che si nascondono nei chicchi di riso o che invadono pure la placenta umana, non sono sufficienti i cammelli deceduti con oltre duemila sacchetti nello stomaco.

La plastica ora starebbe contribuendo a far morire letteralmente di caldo diverse specie animali.

Sì, hai capito bene: l’impatto dei rifiuti plastici abbandonati sulle spiagge sarebbe anche in grado di aumentare la temperatura della sabbia mettendo così in grave pericolo le popolazioni animali che vivono sopra e sotto il terreno.

Sto parlando di tutti quegli ecosistemi costieri, dalle tartarughe marine che nidificano a terra alla meiofauna, ovvero gli organismi che vivono nei sedimenti marini e di cui si nutrono gli uccelli migratori, un po’ come succede con i lombrichi terrestri.

Uno nuovo studio effettuato dai ricercatori dell’Istituto per gli studi marini e antartici e pubblicato sulla rivista Journal of Hazardous Materials, infatti, ha rivelato che sull’isola di Henderson, nel Pacifico meridionale, e sulle isole Cocos nell'Oceano Indiano, i detriti di plastica accumulatisi sulle spiagge avrebbero fatto alzare il termometro di quasi 2,5°C.

Nell’ultimo giro di analisi sarebbero stati ritrovati fino a 3kg di plastica per metro quadrato sulle spiagge di queste isole. Accumulandosi, la plastica creerebbe un vero e proprio strato isolante sotto il quale aumenta rapidamente la temperatura. I raccolti avrebbero mostrato un rialzo delle massime giornaliere di 2,45°C e un calo delle minime giornaliere di 1,5°C.

Puoi ben capire che gli impatti sugli ecosistemi marini sono potenzialmente devastanti. Pensa per esempio a tutti quegli organismi che vivono nei sedimenti delle spiagge, la cui casa naturale diventa d’un tratto un vero e proprio forno senza via di scampo.

La loro morte impatterebbe a catena anche su tutte le altre specie animali che si nutrono di questi organismi: le tartarughe o i grandi uccelli migratori.

Forse non lo sapevi, ma i due luoghi “incriminati” sono recidivi. Nel senso che si sono arrogato di diritto la nomea di regni della plastica già da diverso tempo.

La ricerca dell’Imas ha parlato di circa 3kg di rifiuti per metro quadro ma studi precedenti avevano rilevato 38 milioni di pezzi di plastica sull’isola di Henderson e 414 milioni sulle isole Cocos, per un peso totale di 256 tonnellate.

Non solo: le due località erano anche passate tristemente alla cronaca perché i “loro” rifiuti avevano provocato la morte di più di mezzo milione di paguri.