video suggerito
video suggerito
12 Aprile 2021
12:00

La plastica uccide anche i cammelli: trovati nello stomaco di un esemplare duemila sacchetti

In un editoriale sul Washington Post, il ricercatore e co-fondatore dell'ong 5 Gyres Institute Markus Eriksen fotografa una situazione alquanto preoccupante: i cammelli selvatici che ingeriscono la plastica abbandonata nel deserto (sì, nemmeno il deserto viene risparmiato) scambiandola per cibo vanno incontro a una morte lenta e dolorosa.

155 condivisioni
La plastica uccide anche i cammelli: trovati nello stomaco di un esemplare duemila sacchetti
Immagine

Chi lo ha detto che il problema dell'inquinamento provocato dai rifiuti di plastica dispersi nell'ambiente riguardi solo gli ecosistemi marini? Anche quelli terrestri, purtroppo, non sono esenti dal fenomeno e le principali vittime sono ovviamente gli animali selvatici. Qualche mese fa, se ricordi, ci eravamo occupati dei cammelli e dei dromedari del deserto vicino a Dubai, che scambiavano per cibo i sacchetti di plastica e gli altri tipi di rifiuti abbandonati tra i rami di qualche cespuglio o ai bordi della strada.

Sull'argomento di recente è tornato Markus Eriksen, direttore della ricerca e co-fondatore del 5 Gyres Institute, organizzazione senza scopo di lucro impegnata nella lotta per ridurre l'inquinamento da plastica, con un'editoriale pubblicato sul quotidiano statunitense "The Washington Post". Il suo racconto è a dir poco inquietante: "Immagina di avere 50 sacchetti di plastica nello stomaco che non puoi digerire, causando ulcere e un tremendo disagio e la sensazione di essere pieno, tutto il tempo", scrive l'esperto. "Ecco, questo è ciò che accade ai cammelli quando ingeriscono della plastica: sanguinamento intestinale, blocchi, disidratazione, malnutrizione e morte".

A questo proposito, è emblematico un episodio che è capitato ad Eriksen e al suo team di ricerca. Una volta, mentre conduceva un'esplorazione nel deserto nella regione di Dubai, ha ritrovato sepolto tra la sabbia il cadavere di un cammello. Tra le ossa dello scheletro compariva qualcosa di molto strano. "Non riuscivo a credere a quello che io e i miei colleghi avevamo trovato: una massa di plastica grande come una valigia". Al posto dello stomaco c'era un groviglio di duemila sacchetti di plastica.

Se non vogliamo lasciare alla future generazioni un cimitero di plastica, occorrono azioni incisive e immediate da parte dei governi di tutto il mondo. Ma ognuno di noi può fare la sua parte, prima di tutto evitando il più possibile i prodotti usa e getta non biodegradabili o comunque difficilmente riciclabili. Un piccolo gesto, che però può salvare la vita di un animale dall'altra parte del mondo.

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.