Sai perché le mani raggrinziscono nell’acqua?

La scienza e la medicina non hanno ancora una spiegazione univoca. Secondo uno studio inglese il raggrinzimento delle mani in acqua sarebbe il risultato di un adattamento evolutivo: quando sono bagnate, sulle mani il minor coefficiente d’attrito renderebbe difficoltoso afferrare degli oggetti. Così il nostro corpo, mediante l’azione del sistema nervoso, avrebbe trovato una soluzione: formare delle piccole rughe che, un po’ come succede con i battistrada degli pneumatici, drenerebbero l’acqua permettendoci una miglior presa.
Kevin Ben Ali Zinati 13 luglio 2020
* ultima modifica il 13/07/2020

Che cosa succede alle tue mani quando le tieni per tanto tempo sotto l’acqua? O ai tuoi piedi quando nuoti per diversi minuti in mezzo al mare? Fin da quando eri bambino avrai notato che i palmi, le piante ma soprattutto i polpastrelli raggrinziscono, formano cioè delle piccole rughe che secondo molti renderebbero la tua pelle simile alla buccia di una prugna. Era il segnale da cui i tuoi genitori capivano che sì, il tuo tempo in acqua era finito e che dovevi tornare all’asciutto. Ti sarai chiesto il perché ma visto che dopo qualche minuto le tue dita tornavano sempre alla forma originaria, probabilmente non ci hai più fatto caso. La scienza e la medicina hanno provato ad indagare il fenomeno e anche se finora non hanno trovato una spiegazione univoca e definitiva, hanno comunque messo in campo teorie interessanti. Su tutte, ha fatto molto parlare uno studio dell'Università di Newcastle pubblicato sul Royal Society Journal Biology Letters secondo cui il raggrinzamento delle dite in acqua sarebbe il risultato di un adattamento evolutivo utile per migliorare la presa degli oggetti mentre siamo in acqua.

Frutto dell'evoluzione

Secondo alcuni studi, il raggrinzamento delle dita delle mani e dei piedi sarebbe un fenomeno strettamente correlato al sistema nervoso. Lo sottolinea anche un'altra ricerca, pubblicata sulla rivista Brain, Behaviour and Evolution, che ha slegato l’avvizzimento delle dita dal processo di osmosi, cioè il meccanismo per cui immergendo le dita in acqua questa fuoriesce dalla pelle. Anzi, secondo i ricercatori sarebbe una risposta messa in atto dal sistema nervoso: il raggrinzamento sarebbe dovuto a una riduzione del volume della polpa della punta delle dita, causata dalla vasocostrizione a sua volta controllata dal sistema nervoso autonomo. Se alcuni nervi delle dita fossero tagliati e la mano fosse immersa in acqua, la risposta rugosa scomparirebbe. Le dita raggrinzite, quindi, nel tempo sono diventate indicatori di un sistema nervoso intatto.

Il fatto che la pelle a prugna in condizioni di bagnato fosse una risposta mediata neuronalmente, ha spinto un altro gruppo di ricercatori inglesi a chiedersi se questa fosse una funzione adattativa. Come hanno suggerito nello studio pubblicato sulla rivista Royal Society Journal Biology Letters, mentre la pelle idratata ha un coefficiente di attrito più elevato rispetto alla pelle secca, sulla superficie delle mani bagnate si avrebbe invece un coefficiente di attrito molto basso a causa della lubrificazione acquosa. Per questo hanno pensato che le famose rughe sulle dita potrebbero servire per migliorare la manipolazione di oggetti molto bagnati o sommersi. Un po’ come i battistrada degli pneumatici, le rughe delle dita drenerebbero quindi l’acqua migliorando l’aderenza. Secondo gli scienziati, l’idea sarebbe anche coerente con il fatto che le rughe si verificano tendenzialmente sulle dita, cioè sulle zone della pelle che normalmente sono in contatto con superfici o oggetti da manipolare. Le dita avrebbero così più “grip” e sarebbero più efficaci nell'afferrare oggetti bagnati una volta raggrinzite.

Fonti | "Water-induced finger wrinkles improve handling of wet objects" pubblicato sulla rivista Royal Society Journal Biology Letters

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