Sempre più ambiente in tv. Fridays for Future: “Ottima notizia, purché se ne parli correttamente”

Cresce l’attenzione da parte dei media sulle tematiche ambientali e soprattutto la voglia di approfondire le questioni senza fermarsi alla semplificazione. È ciò che emerge dal nuovo rapporto Eco-Media 2019, che valuta la trattazione mediatica di questi temi da parte dei principali telegiornali.
Sara Del Dot 20 dicembre 2019

Più contenuto, meno superficialità. Cresce l’attenzione dei media sulle tematiche ambientali e non solo nel racconto della loro cronaca, ma scendendo più in profondità, entrando nel merito reale delle questioni. È ciò che emerge dal nuovo rapporto Eco-Media 2019, promosso da Pentapolis Onlus e presentato a Roma il 19 dicembre 2019.

Il rapporto ha analizzato la trattazione degli argomenti ambientali da parte delle edizioni prime dei sette principali telegiornali italiani, quali quelli di Rai1, Rai2, Rai3, Rete4, Canale5, Italia1 e La7 nell’arco di tempo tra il 1 gennaio e il 30 settembre 2019. Il risultato? Il 10% delle notizie che vediamo in televisione all’ora di cena sono dedicate all’ambiente. Nello specifico, si tratta di  3.773 servizi dedicati all’ambiente dei 36.896 realizzati complessivamente. Un sensibile aumento rispetto all’anno precedente, il 2018, quando si attestava al 9% con 4.650 notizie ambientali su 49.455 servizi.

Ma è nei contenuti trattati la vera rivoluzione. Infatti, la categoria mediatica di "Ambiente in generale" può essere suddivisa in quattro categorie di notizie, quali Cronaca dei disastri naturali, Condizioni meteorologiche, Temi ambientali, Natura e animali.

Se fino all’anno scorso la categoria senza dubbio più trattata era quella delle “condizioni meteorologiche” (30% delle notizie) e dei “disastri naturali” (41% dei servizi), nell’anno appena passato è stato possibile riscontrare un cambiamento notevole, con una netta prevalenza di servizi dedicati ai “temi ambientali”, ovvero dalle notizie incentrate sul rapporto attivo tra uomo e ambiente, con i suoi meccanismi di causa-effetto e le criticità che porta con sé. Questa categoria ha coperto complessivamente il 42% delle notizie, con un totale di 1.583 servizi. Un bel cambiamento rispetto al 19% del 2018.

Invece che ridursi al semplice racconto meteo, quindi, quest’anno i media hanno deciso di abbracciare tematiche più complesse della semplice cronaca ambientale, tirando in causa il complesso rapporto tra ciò che facciamo e gli effetti ambientali delle nostre azioni.

“Già quando è partito il movimento dei Fridays avevo notato un cambiamento positivo in questo senso”, racconta Luca Franceschetti dei Fridays for Future Roma. “Vedo che se ne continua a parlare sempre di più e questo fa molto piacere. L’importante però è che se ne parli con correttezza e senza fare disinformazione, anche inconsapevole. Penso anche solo alle forti piogge arrivate in questo ultimo periodo definite solo “maltempo” dalla maggior parte dei media nazionali. Ma nel complesso è un’ottima notizia, mi auguro che si possa continuare su questa strada perché è sicuramente un primo passo per rendere le persone ancora più consapevoli, mettendole di fronte alla realtà. Su questo vedo che i giornalisti che ci seguono con costanza sono molto attivi, vogliono darci voce e portare il tema all’interno delle redazioni. Spero si possa fare sempre di più, anche se poi le decisioni da prendere sul cambiamento climatico sono ben altre, ma la copertura mediatica di certo aiuta a formare un’opinione pubblica e, perché no, anche una classe politica più consapevole.”