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8 Gennaio 2021
13:00

Si è chiuso il buco dell’ozono sopra l’Antartide: a settembre aveva raggiunto 24,8 milioni di km quadrati

Un buco nell’ozono da record, il più duraturo e uno dei più profondi dall’inizio dei monitoraggi di 40 anni fa. Lo ha annunciato l’Organizzazione mondiale di meteorologia che ha dichiarato che la chiusura è avvenuta in seguito a una stagione eccezionale caratterizzata da un forte assorbimento (e quindi diminuzione) di ozono in atmosfera nella zona.

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Si è chiuso il buco dell’ozono sopra l’Antartide: a settembre aveva raggiunto 24,8 milioni di km quadrati
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Alla fine di dicembre, a chiudersi non è stato soltanto l’anno più strano mai vissuto, ma anche il buco nell’ozono sopra l’Antartide che nel corso degli ultimi mesi aveva raggiunto dimensioni da record, fino al picco di 24,8 milioni di chilometri quadrati del 20 settembre.

A comunicarlo è stata la stessa Organizzazione mondiale di meteorologia (Omm-Wmo), che ha affermato che la chiusura è avvenuta “a causa di una stagione eccezionale caratterizzata da condizioni meteorologiche e della presenza in atmosfera di elementi che hanno assorbito grandi quantità di ozono.” Questo buco, che è stato definito il più duraturo e uno dei più profondi registrati dall’inizio del monitoraggio avvenuto 40 anni fa.

L’ozono, ricordiamolo, è un gas naturale presente in atmosfera che forma una sorta di strato protettivo che protegge la vita sulla Terra dalle radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole e dallo spazio. Per proteggere questo fenomeno, è stato firmato nel 1987 ed entrato in vigore nel 1989 un apposito trattato internazionale, il protocollo di Montreal, che aveva l’obiettivo di diminuire produzione e utilizzo delle sostanze che minacciano lo strato di ozono.

Il buco da record in questione, chiusosi alla fine di dicembre 2020, era stato provocato da un vortice polare forte e da temperature fredde che hanno coinvolto la stratosfera. Una situazione, ha riferito l’Omm, analoga a quella che aveva favorito la formazione del buco formatosi sopra l’Artico nel 2020. Eh già, perché il buco nell’ozono si forma quasi ciclicamente e muta in modo estremamente versatile. Nel 2019, ad esempio, se ne era formato uno particolarmente piccolo e di breve durata.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.