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3 Giugno 2021
13:30

Un “abito sospeso” per le mamme in difficoltà, l’iniziativa che ha conquistato il cuore dei fiorentini

Come ci racconta Elisabetta, della cooperativa sociale Flo, l'abito sospeso è l'occasione per dimostrare come il fashion può essere la chiave per dare un aiuto concreto a tante mamme, dando loro la possibilità di indossare vestiti fatti a mano e pensati appositamente per loro.

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Un “abito sospeso” per le mamme in difficoltà, l’iniziativa che ha conquistato il cuore dei fiorentini
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Flo è una cooperativa che, dalla sua fondazione, vuole andare incontro a chi vive in situazioni difficili. In che modo? Lo scopriamo con Elisabetta Renzoni, una delle responsabili di questa realtà. Non voglio tenerti sulle spine. Per svelare il mistero dobbiamo andare un po' indietro nel tempo, fino ad un'antica tradizione napoletana. Entrando in un bar, oltre a ordinare il proprio caffè se ne può pagare un altro, da destinare a qualcuno che non può permetterselo. Da qui l'aggettivo "sospeso" che ha finito per coinvolgere, di recente, giocattoli, torte e persino tamponi.

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A Firenze è la volta dell'abbigliamento, capi realizzati da un laboratorio di sartoria e donati all'Acisjf, associazione che si prende cura, in particolare, di giovani madri in difficoltà. Il meccanismo è lo stesso, si può fare un'offerta e decidere di dare un vestito o un accessorio a chi ne ha più bisogno di noi.

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Come si possono unire la moda e il sociale?

Dopo anni di lavoro nel settore, ho cominciato a sentire che mi mancava qualcosa e, spinta dall’urgenza di trovare una nuova dimensione, volevo sentirmi più realizzata. Così ho deciso di dar vita a Flo, un progetto che vuole dare opportunità di crescita personale e lavorativa a chi è in condizioni di fragilità. Un posto accogliente dove l’ascolto e la comprensione reciproca sono le regole principali per fare bene.

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Quali emozioni ti regala il tuo impegno quotidiano?

Sento una grande soddisfazione, unita all’orgoglio di aver costruito qualcosa di importante. Sono i motori che ci spingono a migliorare sempre, nonostante gli ostacoli che possiamo trovare sul cammino. Non solo. Aggiungerei la parola "arricchimento", dal momento che ho avuto modo di approfondire molte realtà che non conoscevo.

Che cosa lega Napoli e Firenze secondo te?

Il caffè sospeso è un gesto di solidarietà, simbolo del popolo partenopeo, della sua generosità ed empatia. Firenze forse è più riservata e meno teatrale, ma ha dimostrato di avere grandi valori, nel corso della storia, quanto a diritti umani, della pace e della giustizia. Non è un caso che il Granducato di Toscana fu il primo Stato al mondo ad abolire la pena di morte e la tortura, nel lontano 1786.

Come è stata accolta la vostra idea?

La cittadinanza ha risposto molto bene, con tanta voglia di partecipare. Un elemento fondamentale che mi ha fatto capire come la solidarietà sia un valore molto radicato. Un riscontro che mi ha notevolmente sorpreso. Siamo consapevoli di poter restituire qualcosa alla collettività, prendendoci cura degli altri. Solo così si può fare la differenza.

Nato all’ombra del Vesuvio, ho sempre avuto la voglia di condividere con gli altri le mie scoperte, trovando ben presto nella scrittura la mia dimensione ideale. Alle scuole medie, la passione della mia professoressa di italiano e la visione di “Fortapasc” hanno trasmesso in me il “sacro fuoco” del giornalismo, dopo essermi dedicato soprattutto a racconti e poesie. Dalle redazioni scolastiche alle testate nazionali, ho alle spalle un percorso decennale di collaborazioni e tirocini tra Napoli, Roma e Milano in agenzie di stampa, periodici, giornali online, televisioni e web tv. Nel 2013 ho preso il tesserino di pubblicista e dal 2018 sono giornalista professionista. Intanto, spinto da un approccio metodico e razionale, mi dirigevo inizialmente verso studi di fisica e scienze dei materiali, per scegliere poi una formazione umanistica. Nel 2015 mi sono laureato in Filosofia proseguendo con un master in Giornalismo e una magistrale in Editoria e culture della comunicazione e della moda. Nei miei articoli racconto storie di impegno sociale e progetti di innovazione sostenibile: le scelte quotidiane di ciascuno, unite insieme, possono salvare il mondo. Credo che per stare bene con le altre persone, dovremmo essere innanzitutto in armonia con noi stessi. Le mie oasi di tranquillità? I parchi pieni di verde, le rive dei laghi e l’aria pulita delle zone di montagna. Mi piace esplorare mondi diversi dal mio: il volontariato mi ha insegnato a conoscere le esperienze di altre persone, la lettura a osservare la realtà attraverso le pagine di romanzi storici e fantasy, di saggi psicologici e manuali di comunicazione.