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27 Aprile 2020
16:30

Un gruppo di subacquei sta realizzando mascherine usando la plastica raccolta dal mare

L’amore per il mare e per l’ambiente incontra quello per il benessere delle persone. Così, un’associazione di appassionati di immersioni ha deciso di riciclare la plastica trovata nel mare per realizzare mascherine protettive contro il Covid-19.

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Un gruppo di subacquei sta realizzando mascherine usando la plastica raccolta dal mare
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L’amore per la natura e per l’ambiente cammina spesso a braccetto con quello per l’essere umano e il suo benessere. Una testimonianza di questo connubio ora più che mai necessario è l’iniziativa, promossa da un gruppo di appassionati di immersioni, in cui alla lotta per l’inquinamento si unisce quella contro il Coronavirus. Due enormi problemi del nostro tempo la cui lotta, abbiamo capito, può facilmente avere dei punti in comune.

Questo gruppo di subacquei professionali ha deciso quindi di pulire il mare che amano e allo stesso tempo salvaguardare la salute delle persone realizzando mascherine riutilizzabili protettive contro il Covid-19 a partire dal riciclo della plastica che ogni giorno inquina le acque in cui si immergono.

Così, nascono le mascherine sostenibili in plastica riciclata, riutilizzabili e personalizzate con temi che richiamano il mare, create dal PADI, Professional Association of Diving Instructors in collaborazione con un marchio di abiti sportivi sostenibili, Rash’R.

Disponibili inizialmente in pre-ordinazione, le mascherine che aiutano il mare hanno avuto da subito un enorme successo, arrivando a 15.000 pre-ordini, contribuendo a togliere dal mare circa 1.267 libbre di rifiuti plastici, l’equivalente di circa 700 kg. Ora, questi dispositivi inizieranno a essere prodotti e distribuiti, al costo di 20,40 dollari e consegnati accompagnati da cinque filtri intercambiabili che ne consentono il riutilizzo.

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Tutto questo, poi, viene fatto dall’associazione a titolo volontario. Come ha dichiarato alla CNN la vice presidentessa del settore marketing di PADI, Lisa Nicklin, loro hanno scelto di agire per aiutare la gente e il mare, non per ricavare profitto.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.