Una marea di rifiuti di plastica invade le spiagge di Bali: ecco lo scempio prodotto dall’uomo

Nei giorni scorsi alcune delle spiagge più importanti dell'isola indonesiana, tra cui quelle di Kuta, Legian e Seminyak, sono state letteralmente ricoperte di spazzatura. Troppo comodo dare la colpa ai monsoni e alla cattiva gestione dei rifiuti: la crisi legata all'inquinamento dei mari è globale.

5 Gennaio 2021
18:00
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Una marea di rifiuti di plastica invade le spiagge di Bali: ecco lo scempio prodotto dall’uomo
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Un angolo di paradiso ridotto a un inferno. Le immagini che arrivano dalla spiaggia di Kuta – siamo sull'isola di Bali, una delle mete turistiche più rinomate dell'Indonesia – sono impressionanti e ci danno veramente l'idea delle dimensioni di un problema come l'inquinamento da plastica in mare. In seguito alla violenta perturbazione dei giorni precedenti, la scorsa domenica la località balneare si è svegliata sepolta da tonnellate di spazzatura portata dalle correnti. Il litorale si è trasformato in una discarica a cielo aperto.

Hanno dovuto assistere alla stessa scena le spiagge di Legian e Seminyak. Il vento e le forti piogge ci hanno messo del loro, ma è davvero impressionante la quantità di rifiuti che si è riversata sulle coste, come testimoniano le immagini pubblicate sui social network dalla ong ambientalista 5 Minute Foundation.

Gli abitanti dei villaggi colpiti dallo tsunami di plastica si sono messi subito all'opera per ripulire le loro spiagge. In soli due giorni, fa sapere l'agenzia per l'ambiente e i servizi igienico-sanitari della zona di Badung, sono state raccolte oltre 90 tonnellate di rifiuti. Ma la plastica continua ad arrivare dal mare. Il problema va risolto alla fonte, e noi tutti come società (non solo chi si occupa di smaltimento dei rifiuti) dovremmo porci qualche domanda sui nostri modelli di produzione e consumo dei beni.

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.