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15 Maggio 2019
14:00

Xylella fastidiosa: secondo l’Efsa l’unico modo per fermarla è l’eradicazione

Quel batterio che da anni colpisce e uccide gli ulivi pugliesi e di altre zone d’Italia e d’Europa, è debellabile soltanto attraverso l’eradicazione delle piante. È quanto affermato dall’Efsa, l’autorità scientifica per la sicurezza alimentare, che ha dichiarato l’emergenza Xylella in tutta l’Unione europea.

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Xylella fastidiosa: secondo l’Efsa l’unico modo per fermarla è l’eradicazione
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I tentativi di debellarla sono già stati tanti, studiati e testati per diverso tempo. Eppure, ancora non esiste una cura definitiva per la Xylella fastidiosa, il batterio di cui da anni sentiamo parlare perché principale causa della decimazione degli amati ulivi del Salento.

La triste notizia proviene direttamente dall’Efsa, l’Autorità scientifica per la sicurezza alimentare con sede a Parma, che ha appena pubblicato due valutazioni scientifiche di cui una analizza i rischi in cui incorrono le piante colpite, mentre la seconda effettua una considerazione delle misure di lotta al batterio adottate fino ad ora. Misure che non hanno portato a risultati consistenti, imponendo come unica soluzione il metodo più estremo e anche più doloroso: l’eradicazione della pianta.

Per le colture infette, dunque, attualmente non esiste alcuna cura definitiva, ma soltanto metodi per alleviarne i sintomi. Anche se una buona speranza per l’olivicoltura è data dalla possibilità di proseguire la coltivazione delle specie di ulivi che tollerano il batterio o vi resistono. Per gli altri, non c’è scampo.

Xylella Fastidiosa: un problema europeo

Sul sito dell’Efsa si legge che “la Xylella fastidiosa è uno dei batteri delle piante più pericolosi al mondo, che può comportare danni gravissimi per l’agricoltura e per l’ambiente”. Di questo virus abbiamo iniziato a sentir parlare già dal 2013, quando gli ulivi pugliesi hanno iniziato a mostrare sintomi sospetti, trasformatisi presto in una vera e propria epidemia. Le foglie cadevano, le piante si seccavano, in quantità sempre maggiore. Il batterio continuava a infettare le piante, spostandosi e diramandosi, così nel corso degli anni sono state messe in pratica delle misure drastiche, come la creazione di “zone cuscinetto” per controllare le aree infette, che tuttavia risultano relativamente efficaci e soltanto se tutti i fattori di controllo vengono controllati e implementati. E non è tutto. Perché sì, noi siamo abituati a pensare alla Xylella in relazione alle coltivazioni pugliesi, ma non è solo lì che il virus ha scelto di prendere dimora. Non a caso, l’Efsa ha dichiarato a rischio l’intero territorio dell’Unione europea, anche considerato il fatto che a essere colpite, oltre a quelle salentine, sono anche coltivazioni presenti in Toscana, nelle isole Baleari, in Spagna, Francia e Corsica. Una vera e propria epidemia, spesso trascurata, da cui però non si salva nessuno, nemmeno i Paesi dell’Europa del nord. Anche se, afferma l’autorità, le zone più a rischio rimangono quelle meridionali.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.