A Parma chiude un’altra struttura che allevava visoni

La Direzione del Distretto Ausl di Fidenza ha confermato la cessazione dell’attività dell’allevamento di visoni di Cella di Noceto, nel Parmense. La notizia è stata diffusa dall’organizzazione Essere Animali: il motivo della chiusura probabilmente è da attribuire alla crisi del settore delle pellicce.
Federico Turrisi 29 Gennaio 2020

Come sai, l'allevamento di visoni è una pratica crudele che però è ancora presente in Italia: sono animali di indole selvatica che vengono fatti nascere e crescere in cattività, in gabbie piccolissime, per poi essere uccisi: ciò che conta è solo la loro pelliccia. Ultimamente questa attività si sta rivelando poco redditizia per le aziende del settore, dal momento che cresce la sensibilità dei consumatori nei confronti della sofferenza degli animali e alcune case di moda, come per esempio Prada, hanno deciso di bandire le pellicce animali dalle loro collezioni. Meno di due mesi fa ti avevamo parlato della chiusura dell'allevamento di visoni di Lusiana Conco, nel Vicentino, uno dei più grandi nel nostro paese. Adesso è il turno di quello di Cella di Noceto, in provincia di Parma, dove erano rinchiusi circa 4 mila visoni.

La conferma ufficiale arriva dall’AUSL di Parma, Direzione Amministrativa Distretto di Fidenza, che ha trasmesso all'associazione Essere Animali gli atti che indicano la cessazione dell’attività della Mavical S.r.l., la società che gestiva l’allevamento per conto dei proprietari, una ditta di Bolzano di impianti fotovoltaici. Fin dall’inizio dell’apertura, nel 2012, l’allevamento fu duramente contestato. Il Consiglio Comunale di Noceto tentò di introdurre un regolamento per la tutela ed il benessere degli animali per vietare l’insediamento di allevamenti di animali da pelliccia. Nel dicembre del 2018 un blitz animalista aveva portato alla liberazione di circa un migliaio di visoni.

Ebbene, ora questo centro ha chiuso definitivamente i battenti. "Il motivo della chiusura non lo conosciamo, ma è probabile che sia legato alla crisi che attraversa il settore delle pellicce", commenta il portavoce di Essere Animali Simone Montuschi. Va detto che si tratta comunque di una vittoria a metà, come sempre in questi casi. E già, perché gli animali non sono stati liberati, né trasferiti in un luogo adatto a loro. "Rimangono di proprietà dell'allevatore che può farne quello che vuole: il più delle volte, quando si decide di non proseguire più l'attività, i visoni vengono abbattuti".

Quello che occorre è una legge che stabilisca in maniera chiara limitazioni e divieti alle strutture che allevano visoni e altri animali da pelliccia. Nel nostro paese ci sono ancora circa una decina di allevamenti in attività, "anche se in Italia manca un censimento ufficiale", aggiunge Montuschi. Come abbiamo detto, il settore è in crisi: negli ultimi tre anni Essere Animali ha segnalato la chiusura di 8 allevamenti sul territorio nazionale. Ma, mentre in altri paesi l'allevamento di visoni (vedi l'esempio della California o quello della Slovacchia) è vietato o normato in maniera così rigida da impedire di fatto tale pratica, le proposte di legge avanzate dalla Lav (Lega Anti Vivisezione) per eliminarli sono ancora in attesa di essere discusse dal Parlamento.