Carbone vegetale negli alimenti: fa bene o fa male?

Ti hanno detto che il pane con carbone vegetale può aiutarti a sentirti meno gonfio? O che un cornetto nero è più salutare rispetto a quelli tradizionali? Scopri cosa sappiamo davvero sui benefici (e sui rischi) degli alimenti colorati con questa sostanza!
Dott.ssa Silvia Soligon Biologa nutrizionista
14 Febbraio 2022 * ultima modifica il 14/02/2022

Vederli lì, esposti sui banconi e nelle vetrine di bar e panifici, desta un po' di curiosità. Perché al pane nero possiamo anche essere abituati, ma il colore che ci aspettiamo non è quello del carbone: il pane nero – quello di segale, per intenderci – è scuro ma non come una lavagna. Ma cosa dire di fronte a un cornetto nero come la pece? Oggi, infatti, è possibile acquistare sia pane e sia altri lievitati talmente neri da sembrare colorati con l'inchiostro. Il loro colore è dovuto alla presenza di carbone vegetale, che forse conoscerai come ingrediente di integratori alimentari utili per chi soffre di gonfiori. Ma all'interno degli alimenti fa bene oppure fa male?

Cos'è il carbone vegetale

Il carbone vegetale è prima di tutto un colorante autorizzato per l'uso alimentare. In genere viene prodotto a partire da materie prime di origine vegetale (per esempio i gusci della frutta secca) attraverso un trattamento ad alte temperature (700-1000 °C) in presenza di azoto. Segue poi un processo di “attivazione” – per questo ti sarà capitato di sentirlo chiamare anche “carbone attivo”.

Al di là della possibilità di utilizzarlo per colorare il cibo di nero, la proprietà che rende tanto interessante questo materiale è la capacità di assorbire varie molecole e sostanze. Nel caso degli integratori assunti contro i gonfiori, viene sfruttata per assorbire i gas intestinali. L'industria alimentare, invece, lo usa da decenni per rimuovere dai cibi sostanze indesiderate (per esempio tossine come la patulina che può contaminare il succo di mela) o composti che possono conferire agli sciroppi un colore non gradito.

Cosa dice la normativa

Qualche anno fa l'aggiunta di carbone vegetale ai lievitati sembrava destinata a creare una nuova moda alimentare. Il proliferare di panini e cornetti neri ha però fatto sorgere qualche domanda sui reali benefici e sui possibili rischi di questa aggiunta.

Come accennato, il carbone vegetale è un colorante ad uso alimentare. Se presente, in etichetta lo trovi indicato con la sigla E153. Secondo la normativa vigente, quando utilizzato a questo scopo può esserne aggiunto “quanto basta” per conferire il colore desiderato sia a prodotti dolci sia a prodotti salati. Per esempio, lo puoi trovare nei formaggi aromatizzati non stagionati, nelle croste di formaggio commestibili, nella mostarda di frutta e nei prodotti da forno fini (per esempio biscotti, gallette, fette biscottate, cracker, pani croccanti e sostituti del pane). C'è però tutta una serie di alimenti in cui la presenza di coloranti non può essere autorizzata; al suo interno sono inclusi, per esempio, la pasta, gli gnocchi e – udite udite – il pane.

Detto ciò, il Ministero della Salute ha preso atto della diffusione di pane e simili (per esempio focacce) colorati con carbone vegetale, giungendo a una sorta di compromesso: è possibile produrli, ma non chiamarli “pane”. In questo modo, la loro produzione è compatibile con le normative secondo cui il pane non può contenere coloranti. Allo stesso tempo, la posizione del Ministero ci rassicura su un primo aspetto: se aggiunto con criterio, il carbone vegetale negli alimenti non fa male alla salute.

Dallo stesso Ministero è però arrivata anche un'altra precisazione: nessun alimento colorato con carbone vegetale può vantare benefici per la salute dovuti a quest'aggiunta. Nessuno mette in dubbio la capacità del carbone vegetale di contribuire alla riduzione della flatulenza dopo i pasti (riconosciuta dalle autorità che regolamentano le dichiarazioni nutrizionali che possono essere riportate sulle etichette di alimenti e integratori). Tuttavia, come precisato dalle stesse autorità di cui sopra, è possibile sperare di ottenere questo effetto benefico solo assumendo alimenti che contengano 1 grammo di carbone attivo per porzione e assumendo 1 grammo di carbone vegetale almeno 30 minuti prima del pasto e 1 grammo subito dopo il pasto. Insomma, decisamente più complicato rispetto a mangiare un panino al volo in pausa pranzo o cambiare il tipo di cornetto che intingi nel cappuccino.

Pane al carbone vegetale

C'è anche chi si è spinto oltre andando a valutare le proprietà del pane al carbone vegetale. In un recente studio pubblicato sull'International Journal of Gastronomy and Food Science, un gruppo di ricercatori messicani ha rilevato sia effetti positivi sia effetti negativi. Infatti l'aggiunta del carbone modifica la consistenza del pane, probabilmente perché interferisce con la lievitazione proprio per via della capacità di questa sostanza di assorbire i gas. Allo stesso tempo, però, sembra ridurre la digeribilità dell'amido e aumentare la quota dei carboidrati resistenti alla digestione e di quelli che vengono digeriti più lentamente. Questo effetto potrebbe avere un impatto positivo in termini di riduzione dell'indice glicemico; in altre parole, il pane con carbone vegetale potrebbe avere un minor impatto sull'aumento degli zuccheri nel sangue dopo i pasti.

Per il momento questi benefici rimangono “possibili” ma non dimostrati; questo studio, infatti, è stato condotto solo in laboratorio e non ha previsto di verificare l'impatto del consumo di pane nero da parte di persone in carne e ossa. In più gli stessi ricercatori sollevano dubbi su potenziali effetti indesiderati dell'aggiunta di carbone attivo, come la possibilità che il carbone assorba anche nutrienti e altre sostanze (per esempio antiossidanti) che invece vorremmo avere a nostra disposizione.

Se sei attratto da pane e altri prodotti neri come il carbone, quindi, puoi acquistarli senza temere intossicazioni. Per il momento, però, lo farei più per diletto che sperando dei benefici per la salute; ricorda: esistono anche altre strategie per ridurre l'indice glicemico, di gran lunga più consolidate e provate rispetto all'uso del carbone attivo. E se il tuo intento è ridurre i gonfiori dopo i pasti, sembra proprio non trattarsi della strategia giusta. Piuttosto, dato che il carbone potrebbe “sequestrare” alcune sostanze benefiche presenti nel cibo, mangerei prodotti che lo contengono al massimo una volta ogni tanto, relegandoli anche per questo motivo a un puro sfizio.

Laureata in Scienze Biologiche con un dottorato in Scienze Genetiche e Biomolecolari, ha lavorato nel campo della ricerca fino al 2009 altro…
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