Cavallo morto alla Reggia di Caserta: c’è davvero bisogno di sfruttare gli animali per godersi un giro turistico?

È stramazzato al suolo sotto gli occhi di turisti e visitatori e le sue immagini hanno scatenato le polemiche. Un cavallo di dieci anni impiegato per trasportare i turisti a bordo di una botticella nella Reggia di Caserta è morto sotto il sole durante le ore più calde della giornata. E nel 2020, viene da chiedersi perché sia ancora necessario il loro utilizzo.
Sara Del Dot 13 Agosto 2020

Mercoledì 12 agosto hanno iniziato a circolare in rete le immagini di un cavallo stramazzato al suolo presso la Reggia di Caserta. L’animale di più di 10 anni, impiegato per il trasporto dei visitatori a bordo delle carrozze, chiamate botticelle, è morto probabilmente per la fatica e per il caldo, in una giornata particolarmente torrida che, tuttavia, non ha convinto nessuno a non utilizzarlo per portare in giro i turisti.

Le immagini dell’equino hanno scatenato dure reazioni, tant’è che il consigliere dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, ha dichiarato che Europa Verde denuncerà il titolare della carrozza, chiedendo inoltre l’introduzione in tutte le città di ordinanze che regolino l’utilizzo di questi animali almeno durante le ore più calde. Molto secca anche la posizione dell’Enpa, l’Ente nazionale protezione animali, che ha invece sottolineato la necessità di vietare definitivamente l’utilizzo delle botticelle, ormai obsolete. Da canto suo, la direzione della Reggia ha espresso il proprio rammarico per l’accaduto sospendendo il servizio delle botticelle. Intanto, la Procura ha aperto un’inchiesta per valutare l’accaduto.

La situazione che si è verificata ieri rappresenta il finale estremo di una condizione che si ripropone quotidianamente, non solo alla Reggia di Caserta. Cavalli immobili, legati a grandi carrozze su cui potranno salire fino a cinque persone, spesso durante le ore più calde, lontani da qualunque fonte di refrigerio e senza acqua a disposizione. E che, al momento di partire, dovranno camminare, indipendentemente dall’afa, indipendentemente dalla sete. Eppure, nel giugno dell’anno scorso era stato approvato alla commissione trasporti della Camera un emendamento volto a riformulare il progetto di legge sulle modifiche al codice della strada per vietare il servizio in piazza delle botticelle. Ma a decidere del destino di questi animali può non essere soltanto la legge. Perché non può essere soltanto una legge a impedire a un turista di volersi fare un giro a bordo di una carrozza sotto il sole.

Per chiunque manifesti anche solo un po’ di sensibilità verso un’altra forma di vita, è naturale chiedersi come tutto questo sia ancora possibile. Perché dopo anni di battaglie che ormai non sono nemmeno più classificabili come animaliste, coinvolgendo chiunque, siamo ancora al punto da doverci indignare perché dei turisti desiderino visitare un luogo storico a bordo di una botticella trainata da un cavallo costretto a stare lì anche quando la temperatura sale a dismisura. Perché nel bel mezzo del 2020, con una coscienza ambientale sempre maggiore, con una visione del mondo sempre più inclusiva di tutte le specie che lo abitano, con un impianto normativo che tutela sempre di più creature che prima erano considerate semplicemente cibo o strumenti da lavoro, siamo ancora costretti a vedere un animale stramazzare al suolo davanti a dei bambini per cui forse solo in quel momento è diventato un essere senziente, in grado di avere caldo, soffrire e morire.

E se è l’empatia a mancare, forse è sufficiente attingere alla razionalità che tanto ci contraddistingue. Nell’era dell’inarrestabile tecnologia, dell’indignazione costante, della polemica facile e della voglia di cambiare, abbiamo davvero ancora bisogno di un anacronismo del genere? Oppure siamo pronti anche noi a fare un passo in avanti, smettendola di ignorare cosa ci accade attorno mentre sorseggiamo una bibita fresca?

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…