Com’è difficile fare una corretta raccolta differenziata tra colori, rifiuti strani ed errori comuni…

Verde per il vetro, marrone per l’organico, giallo per la plastica e blu per la carta. Ma nella carta ci posso buttare il tetrapak oppure è la plastica la sua vera destinazione? Le posate monouso vanno nella plastica proprio come i piatti e i bicchieri cui si accompagnano? E l’alluminio dove dovrebbe essere gettato? I dubbi sulla raccolta differenziata sono ancora tanti, così come le contraddizioni che la accompagnano.
Sara Del Dot 31 ottobre 2019

Sembra facile, ma non è. Affatto. E se sei convinto di fare la raccolta differenziata alla perfezione, credimi. È molto probabile che almeno una volta tu abbia toppato alla grande. Per lo meno con alcuni rifiuti.

Per riuscire a spingere sempre di più sui modelli di economia circolare nel nostro Paese, è necessario aumentare la consapevolezza in merito a ciò che puoi fare direttamente tra le mura di casa tua. Infatti, la possibilità di avviare gli scarti a una seconda vita dipende in larga parte da come li gestisci all’origine, nei sacchi che tieni a casa e nei bidoni in cui, quando sono pieni, vai a buttarli. Non a caso, quello della raccolta differenziata sarà uno dei temi maggiormente presenti che attraverseranno eventi ed espositori dell’edizione 2019 di Ecomondo, la Fiera dedicata all’economia circolare.

Ma sei sicuro di sapere esattamente quale sia il colore in cui dovresti buttare la carta, e se è proprio nella carta che dovresti buttare il tuo scontrino della spesa?

A ogni bidone il suo colore

Individuare il sacco e il bidone giusti per ogni rifiuto che ti trovi tra le mani, non è così scontato come sembra. A partire dai colori, che dal 28 settembre 2017 con la norma UNI 11686 sono stati standardizzati in tutta la penisola e quindi uguali in tutti i Comuni. Eppure, è probabile che se chiedi a qualcuno qual è il colore del bidone in cui butta la carta, ti sentirai rispondere “bianco” o “giallo” invece del corretto “blu”.

Questo perché prima della norma in questione, colore ed etichette dei cassonetti venivano decisi dai singoli Comuni, quindi era normale che in una città nel verde ci andasse l’indifferenziato e in un’altra il vetro. Oggi non è più così, eppure sembra esserci ancora un po’ di confusione.

Per chiarirti un po’ le idee, devi sapere che la norma Uni 11686 ha definito i colori per tutti i comuni italiani in questo modo:

  • Blu per la carta, il cartone o multimateriali con prevalenza di carta
  • Marrone per i rifiuti organici, comunemente detto “umido”
  • Giallo per gli imballaggi in plastica
  • Verde per il vetro
  • Turchese per i metalli come alluminio e acciaio
  • Grigio per il secco indifferenziato, in cui viene messo tutto ciò che non si può riciclare

A ogni colore il suo rifiuto

Chiariti quali sono i colori a cui fare riferimento, è il momento di affrontare la spinosa questione dei rifiuti che “sembrano, ma non sono”. Dove butteresti, ad esempio, lo scontrino del ristorante? E le stoviglie monouso che usi per i pic nic?

Sebbene per alcuni scarti la risposta appaia scontata, non è assolutamente così. Ad esempio, gli scontrini, nonostante siano di carta, vanno gettati nell’indifferenziato, esattamente come la carta forno che spesso è oleosa e piena di sostanze che la rendono inadatta al riciclo della carta. Anche per quanto riguarda le posate monouso potrebbe sembrare scontata la loro destinazione nel bidone della plastica e invece, sorpresa! Anche loro nell’indifferenziato. Il motivo? Non sono considerati imballaggi.

Comune che vai, differenziata che trovi

Chiariti questi dubbi, c’è da sottolineare che non per tutti i rifiuti esiste una risposta così certa. Ci sono destinazioni che possono cambiare da Comune a Comune, rendendo più complicata l’idea di una visione unitaria della raccolta differenziata soprattutto per qualcuno che magari si trova a cambiare domicilio.

Le lattine rappresentano l’esempio lampante: in alcune città come ad esempio Milano, infatti, la lattina di Coca cola o la scatoletta di tonno appena sciacquata vanno conferite nella plastica, mentre a Bologna e Torino finiscono dritte dritte nel bidone del vetro.

Stesso identico discorso si può fare per quanto riguarda la carta stagnola, che è fatta di alluminio. Di conseguenza, come per le lattine, andrà buttata nella plastica o nel vetro a seconda del Comune di riferimento.

Anche il Tetrapak è un rifiuto considerabile ambiguo. Si tratta infatti di un materiale definito poliaccoppiato, quindi formato da diversi materiali insieme, tra cui carta, plastica, alluminio. Nella maggior parte dei Comuni italiani va conferito con la carta, ma in alcuni casi, come ad esempio il Trentino, finisce con la plastica tra gli imballaggi leggeri.