Fèro, l’ultimo custode della natura: “Il bosco è la mia casa e la sua vera cura è il rispetto”

73 anni, una vita di passione e ricerca nei confronti di erbe e prodotti del bosco, ma anche scoperte importantissime nel campo della paleobotanica. Ferruccio Valentini, detto il Fèro, vive una vita umile e ricca di vita, tra la sua casa nel centro di Tuenno e la sua vera residenza, il bosco.
Sara Del Dot 21 Marzo 2021

Protettore della natura, ultimo abitante della Val di Tovel, uomo delle foreste, raccoglitore di erbe officinali, esperto conoscitore di tutti i segreti del bosco. Ferruccio Valentini, detto “Il Fèro” è queste e tantissime altre cose. Nella sua casa nel centro di Tuenno, nel cuore della Val di Non, in Trentino, ogni oggetto trasuda una leggenda fiabesca. Quella casa, prima che ci mettesse le mani lui utilizzando materiali di recupero, era soltanto un rudere. Oggi basta fermarsi a osservare il tavolo costruito a mano a partire da un ingranaggio per capire che stiamo per aprire lo scrigno di un patrimonio storico, naturale e culturale di inestimabile valore.

Un valore che nasce dalle sue conoscenze, naturalmente, che oltrepassano lo scibile umano in materia di erbe, prodotti del bosco e loro proprietà. Il suo caffè è fatto con la radice del tarassaco, mentre con l’aglio selvatico crea delle salse da utilizzare in cucina, così come la rosa canina viene conservata in vasetti e accostata al miele. Il suo contenuto di vitamina C, spiega, supera di gran lunga quello del limone. Poi c’è la genziana, i licheni, l’assenzio, il radicchio dell’orso, la silene e decine e decine di altre piante e specie botaniche di cui è impossibile ricordarsi, ma che nella sua testa sono stampate come in un libro e sui suoi scaffali conservate e catalogate.

Nella sua vita il Fèro è stato tante cose e lo studio di erbe e piante è iniziato quando era ancora piccolissimo. Suo padre allevava bestiame e lui si occupava di procurare le erbe per curare gli animali. Oggi le sue ricerche e ritrovamenti sono apprezzati e conosciuti in tutto il mondo.

Una vita di passione per la natura, quella del Fèro, ma anche di studio e ricerca costanti, spinte sempre dal desiderio di capire, di conoscere. Oggi il bosco, per lui, non ha segreti. Vi cammina guardandosi intorno come se parlasse con un vecchio amico. Sa quando fermarsi, sa quando proseguire. Valuta lo stato di salute di un territorio osservando le piante che vi crescono e riconosce l’effetto dei cambiamenti climatici prima degli altri, perché nota che alcune piante spariscono spostandosi più in alto, migrando verso temperature più fresche.

Un’osservazione attiva e consapevole che gli è valsa, negli anni, anche importanti scoperte paleobotaniche. Incuriosito dalla segnalazione su una mappa di una miniera d’argento, un giorno si è recato nella zona e si è imbattuto nel ramo di una conifera impresso su una roccia. Si trattava di un vero e proprio fossile, l'eco di una pianta esistita milioni di anni fa. Poco dopo ne trova un’altra, diversa. E da lì si susseguono una serie di esplorazioni del territorio e scoperte riconosciute anche oltreoceano. Di alcune specie è stato identificato come vero e proprio ritrovatore, non a caso alcune portano il suo nome, come la “Fèrovalentinia”, l’antenato dei pini.

Per Fèro il rapporto con la natura, con i boschi, con le foreste, la loro cura, la loro protezione, passa tutto attraverso il rispetto. E rispettare le foreste significa anche lasciarle stare, senza interferire, senza modificarle, senza adattarle alle nostre comodità. Per questo nel corso della sua vita ha messo in piedi numerose battaglie per evitare la costruzione di strade inutili, per impedire che luoghi preziosi venissero deturpati. Perché per prendersi cura bisogna, a volte, anche agire. Perché “la natura ti darà sempre qualcosa, non smetterà mai di offrire doni. E noi dobbiamo essere riconoscenti”.

E se gli chiedi qual è il suo fiore preferito risponde la “Linnea borealis”, un piccolo fiore discreto e protetto che cresce nel suo punto più basso proprio in Val di Tovel.